Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – C’è sempre qualcosa di preciso, di saldo, di condiviso che innerva la memoria collettiva di una nazione, che va custodito con attenzione e passione, se non altro per ricorrervi nel momento del bisogno come fonte di ispirazione e conforto.

La nostra, di Italiani, è una storia ancora controversa e magmatica, sia perché siamo tra gli stati europei di più recente formazione, 156 anni di unità nazionale dai confini completatisi 99 anni fa con la prima guerra mondiale e ritoccati in decremento solo 72 anni fa, dopo la seconda guerra mondiale, sia perché una pacificazione ed una chiamiamola “elaborazione del lutto”, non c’è mai stata sino in fondo.

Il fascismo ha rappresentato all’inizio la “biografia di una nazione”, come Piero Gobetti descrisse la presa del potere di Mussolini e l’avvio del suo governo di cui fu tra le prime vittime innocenti.

Ci fu una sorta di identificazione dello spirito nazionale con l’ideologia e la prassi del regime, che raggiunse il suo acme nel 1936 con la fondazione dell’impero, è inutile negarlo; ci fu sino alla caduta di Mussolini un diffuso ottundimento della ragione che il mio professore di liceo spiegava mirabilmente con la risposta ad una domanda apparentemente scontata:

” Sapete cosa significa PNF? “

Che era la sigla che compariva sul distintivo col fascio littorio che milioni di Italiani portavano all’occhiello, diffusamente chiamato “cimice”.

“Significa Partito Nazionale Fascista, Professore !”

“Anche, – rispondeva serafico – ma il significato vero è: Per Necessità Familiari !”

Quanti compromessi con la propria coscienza e il proprio convincimento, avvennero per il lavoro per se o un figlio, la raccomandazione per un ospedale, un trasferimento, un beneficio pubblico che si trasformava da diritto in privilegio, concessi se con la “cimice”, l’iscrizione al partito, si dimostrava ossequio e omologazione al regime.

Questa acculturazione di massa allo statalismo imperante, alla furbizia spicciola del raccomandato e del protetto, alla mazzetta, sia essa una gallina o le famose Mille Lire, è la piaga più nefasta e duratura che il fascismo ha indotto sino ai nostri giorni.

Poi ci fu la guerra civile che si chiamò Resistenza: tali e tanti furono i crimini nazifascisti contro l’umanità, tale e tanta fu la forza d’animo di chi resistette a decenni di carcere, a torture, vessazioni, minacce, ricatti, che a ragione si esaltano ancor oggi i valori di libertà e democrazia che sostennero quegli uomini, si onorano i caduti Partigiani, non proprio pochi come qualcuno sostiene, diedero la loro giovane vita per una speranza ed un futuro nazionale e politico che loro chiamarono Resistenza.

Ma riconoscere una controparte non solo criminale e colpevole di ogni nefandezza, ma anche con ragioni spendibili in una guerra civile, non significa riconoscere e legittimare qualcuno o qualcosa, ma spegnere nel compianto e nel rispetto quegli odi antichi, che ancora talvolta ci guastano il presente, come le divisioni ed i contrasti di questa commemorazione dimostrano; saper fare Storia del nostro passato, a cominciare dalla

Scuola, significa maturare come nazione e trasformare un popolo di recente composizione in cittadini consapevoli, “liberi e forti”.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 81)

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