Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Tra qualche settimana, il 4 dicembre, sarà l’anniversario dell’evento, che possiamo definire storico, della sconfitta perentoria della riforma costituzionale voluta dal governo Renzi, con il 60% dei NO espressi dai cittadini italiani.
Sarà un triste anniversario perché coloro che vorranno riflettere sulle vicende politiche nostrane, cercare di capire come ci governa chi ci governa, prefigurare un ravvicinato futuro per il nostro Paese, avranno tutte le possibilità di coglierne la negatività.

La volontà popolare alla base di ogni forma democratica di governo, in questi mesi è stata calpestata: era in gioco una idea centralistica e verticistica dello stato, una subordinazione dei livelli istituzionali locali, una disintermediazione portata in ogni luogo di rappresentanza e proposta, ebbene nonostante essa sia stata sonoramente sconfitta, si sta operando in Parlamento, nel governo e fuori in attuazione di quell’idea, cioè al contrario.

La legge Del Rio che aboliva le Province e creava una moltitudine di inutili Città Metropolitane “in attesa” che la riforma passasse, dispiega in pieno i suoi effetti, anzi si è data una accelerazione ad alcuni processi particolarmente esiziali per quel che rimane dell’autonomia dei Comuni; invece di rimettere a posto le cose, le si complicano.

Continua con l’adozione dell’obbligo associativo e del modello Unione, come avvenuto nella recentissima legge sui Piccoli Comuni, uno scenario in cui all’abolizione delle 110 Province si da forma a qualche migliaio di Unioni di Comuni, per svolgere quel ruolo di ente intermedio svolto dalle Province e che andava subito ripristinato.

Inoltre in questi giorni il PD ha adottato un odg sul passaggio della viabilità Provinciale all’ANAS, con un balzo indietro di 30 anni, favorendo il modello CONSIP: grandi appalti per ridurre la concorrenza e forse meglio malversare lontano dai controlli locali.

Le migliaia di Unioni di Comuni, a cominciare da quelli montani, comporteranno nuove sedi, organi politici litigiosi e voraci e nuovi centri di spesa, senza coordinamento e di difficile controllo, ma completamente asserviti alle linee ed alle risorse dello Stato e delle Regioni.

Qual’è la ratio di tutto ciò?, semplice: continuare imperterriti il cammino intrapreso forti di una prospettiva comunque rassicurante: il fantomatico 40% o il patto con Berlusconi, comunque sia sempre al governo a completare nei fatti, oggi poi disarmonici e pasticciati, una rivincita sulla volontà popolare, che auspico fallisca.

I Comuni negli ultimi anni hanno perso 53.000 addetti ed oggi se un ragioniere va in pensione se ne può assumere un ridicolo 75%; la Presidenza del Consiglio negli anni ’80, prima della riforma De Mita/Craxi contava un centinaio di addetti; dopo la riforma gli organici passarono a 440, oggi sono migliaia e continuano a crescere perché le leggi, come quella sui Piccoli Comuni, affidano ad essa nuove prerogative. Da nonno ieri temevo per i miei nipoti; oggi per i miei figli.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 118)

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