Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Sembra passato un tempo infinito dalla story telling sulla capacità quasi automatica del nostro Paese di ritrovare il proprio riscatto nel suo patrimonio culturale; esso è lì che attende soltanto di essere liberato da lacci e laccioli della improntitudinaria burocrazia nostrana.

Alcuni risultati ci sono stati nella frequenza di musei e gallerie d’arte, mostre ed esposizioni; niente di risolutivo per un’economia esangue come la nostra, ma è un buon segnale.

Bilanci in attivo, presenze e biglietti d’ingresso ovunque in crescita, investimenti anche.

Se non che, notizia freschissima, il Consiglio di Stato boccia di nuovo la riforma dei Musei voluta dal Ministro dei Beni Ambientali Culturali e Turistici, sul punto della nomina di professionisti stranieri a Direttori dei Musei degli Uffizi, Capodimonte, Brera, Galleria dell’Accademia di Firenze, Palazzo Ducale di Urbino, scavi di Paestum, ecc.

In precedenza il TAR aveva giudicato corretta la nomina di stranieri a responsabilità dirigenziali, ma così non aveva fatto una sezione del Consiglio di Stato, rispetto ad altre sezioni investite dai ricorsi sulla base di una norma che impedisce a non Italiani di diventare tra l’altro Prefetti, Magistrati, Dirigenti.

La decisione viene quindi demandata all’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, come avviene con le Corti di Cassazione riunite quando si è in presenza di decisioni difformi.

Il Ministro Franceschini tuona: ” Decisione grave, ora dall’estero chi si fiderà più a venire a lavorare da noi?”; frase apparentemente corretta e giustificata se non fosse che in una democrazia costituzionale vige la separazione dei poteri, legislativo, esecutivo, giudiziario e che la cifra qualitativa di essa dipende proprio dal loro corretto interagire.

Se le leggi sono poche e chiare, lo spazio ad interpretazioni difformi si restringe; se il potere esecutivo non si arroga attraverso decreti leggi e voti di fiducia, il compito del Parlamento a fare leggi, probabilmente le competenze avrebbero più spazio; se le Camere non fossero inzeppate di pregiudicati, inquisiti, yes-men e lobbysti, probabilmente la Magistratura starebbe di più al suo posto.

Quindi Franceschini dovrebbe prendersela con sé stesso ed il suo staff, per non aver previsto quel che gli è occorso e non aver considerato che l’Italia è la “Patria del Diritto” e soprattutto dovrebbe tacere su una burocrazia che in fondo applica leggi che anche lui ha contribuito a fare o a non modificare.

Fedor Dostoevskji fa dire al Principe Miskin, protagonista del suo romanzo “L’idiota” una frase divenuta paradigmatica di una filosofia di vita, ma anche di scelte economiche opposte al “Con la cultura non si mangia”: “LA BELLEZZA SALVERA’ IL MONDO”.

Forse perché, qui in Italia, siamo circondati dalla bellezza, dal sanscrito BET-EL-ZA, “Luogo dove è Dio”, tanto da non farci più caso e tanto, come avvenuto per Roma, da passare in un amen dalla “Grande bellezza” alla “Grande monnezza”; diamo tutto per scontato, come se bastassero le buone intenzioni: così per le nomine dei Direttori stranieri, così per la pioggia di milioni del programma “BELLEZZ@”, dati appunto a pioggia, senza alcun criterio, programmazione, interrelazione e c’è da scommetterci, senza alcun controllo. La Bellezza salverà il mondo, ma chi ci salverà dagli stupidi?”

Francesco Chiucchiurlotto (Res 136)

Commenta con il tuo account Facebook