Il principio di legalità afferma che tutti gli organi dello Stato sono tenuti ad agire secondo la legge. Tale principio ammette che il potere venga esercitato in modo discrezionale, ma non in modo arbitrario.

Qui ci soccorre Charles de Montesquieu con il suo fondamentale “L’èsprit des lois”, che distinguendo i poteri fondanti di una nazione, dividi ed autonomi, in legislativo, esecutivo, giudiziario, mette al riparo la produzione legislativa, da una parte dalla politica, dall’altra dalla magistratura, garantedole, indipendenza ed imparzialità.

Ci volle la Rivoluzione Francese (la scrivo in maiuscolo) per superare un principio del diritto romano affermatosi con Ottaviano Augusto, che : “Quod Principi pacluit, vigorem legis habuit” – Cio che piacque al Principe, abbia vigore di legge”; in quanto : “Princeps legibus solutus est” – Il Principe è sciolto dalla legge”.

Prima del 1789 in vari gradi questo brocardo (principio giuridico semplificato) aveva vissuto l’assolutismo imperiale ed il sistema medievale dei vassalli, valvassini, valvassori; le Signorie rinascimentali; la nascita delle monarchie statuali, con Luigi 14 che poteva affermare :”L’ètat c’est moi”, lo stato sono io.

Avere le leggi , cioè il contratto sociale che in modo condiviso tiene insieme armonicamente un popolo ed un territorio, sopra ogni altra cosa, ogni altro potere, ogni istanza sociale e politica, è relativamente recente e niente affatto consolidato.

Le leggi di per se non sono perfette, ma perfettibili; inquadrano una regolamentazione di fenomeni umani che si ritiene valida in quel momento, e sono soggetti all’evoluzione dei tempi, dei costumi, delle sensibilità culturali.

Comunque le leggi sovrintendono alla politica, cioè alla vita della città (polis), dello stato, della società.

Il principio di legalità quindi è il primo indifferibile principio che norma i comportamenti sociali, politici, economici, culturali; fuori di esso è il caos o la sopraffazione.

Quando la politica, intesa come sistema organizzato di poteri esponenziali degli esseri umani che compongono una data società, si erge al disopra delle leggi o semplicemente le ignora o le elude ma, attenzione il distinguo è sottile, non le viola, siamo di fronte ad un fenomeno particolare, che potremmo chiamare demagogico, cioè degenere della democrazia classica vocata all’osservanza di ciò che garantisce il benessere del popolo.

Il rispetto delle leggi è garantito dalla dinamica dialettica tra maggioranza e minoranza e tra le posizioni che assumono al loro interno queste articolazioni del potere; spesso, troppo spesso, si arriva a posizioni comuni che ignorano o eludono le leggi, per il conseguimento di vantaggi comuni, sia di partiti che singole persone.

La casistica parlamentare, o consigliare di Regioni e Comuni, enumera infiniti casi di consociativismo, lobbysmo, malversazione, che all’esterno appare come tradimento del ruolo assegnato e soprattutto del principio di legalità.

Basta mettersi d’accordo politicamente in un organo decisorio per stravolgere, o ripeto, ignorare una norma; a tutti livelli, perfino in quello di Corte Costituzionale (la sentenza n°50 del 2015 valga per tutte); tutto ciò ha alimentato ed alimenta il populismo imperante.

Chi non si sente più garantito dalle leggi, cerca un demiurgo, un Ottaviano Augusto, cui piace quel che al popolo piace; chi oggi sa gestire, comunicazione, percezione, opinione, voto.

Francesco Chiucchiurlotto

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