I rapporti con i cugini francesi volgono al peggio ed il ritiro del loro ambasciatore è di per se paradigmatico di un atteggiamento ed un comune sentire ben radicato nel tempo.
Il richiamo a Parigi del vertice diplomatico, da quel 1940 in cui fu dichiarata la guerra mussoliniana, è esagerato, melodrammatico, tronfio di una grandeur che meriterebbe altre ragioni di spettacolarizzazione.

Non credo neanche che i Francesi, ammesso che esista un soggetto unico nazionale che li rappresenti, siano perfettamente all’unisono con la decisione, ma sicuramente è nelle corde di Emmanuel Macron, sopracciglio inarcato e narici espanse.
Attenzione però, perché l’enfatizzazione della lesa maestà nazionalgovernativa francese, è funzionale ad una politica di sfrontata aggressione agli interessi italiani sinora portata avanti sottotraccia.

La concorrenza in Africa ed altrove, la destabilizzazione criminale della Libia e gli interventi per incasinare vieppiù la situazione attuale; i dossiers Alitalia, Fincantieri, Parmalat e tutte le centinaia di acquisizioni di made in Italy pianificate in questi anni ed infine i migranti, sono tutti fattori che si moltiplicheranno, con stavolta la scusa di una offesa insostenibile, come la presunta alleanza con quei Gilets Jaunes, brutti, sporchi e cattivi, che Macron non riesce ancora a domare.

C’è poi un aspetto decisamente più serio: questo atto eclatante viene dopo la firma di fine gennaio del trattato di cooperazione di Aquisgrana (Aachen), città simbolica dove è sepolto Carlomagno, padre d’Europa, tra Macron e Merkel e quindi i profili delle misure diplomatiche prese acquistano un fosco significato.

Dopo la brexit (meglio brexshit, stante la stupidaggine che hanno fatto gli inglesi), Francia e Germania sono oggettivamente più forti nella UE e l’asse integrativo politico, economico e militare che hanno rafforzato lascia poco spazio ad outsiders come potrebbe essere l’Italia.
Quindi il messaggio è chiaro: qui comandiamo noi, attenti a non provocare o ad intralciare.
La domanda più importante è però quella che riguarda la strategia del governo gialloverde, ammesso che ce ne sia una; sembrerebbe che l’Italia favorisca un indebolimento della UE e quindi dell’asse di cui sopra, a vantaggio di interessi coincidenti Trump-Putin, di un rafforzamento commerciale verso la Cina, e di una partnership con i paesi di Visegrad, Polonia, Cekia, Slovacchia, Ungheria.

Può pagare una simile politica che ci allontana dai tradizionali alleati, affidabili e solidi, anche se ogni tanto ci rifilano fregature?
Però se guardiamo la carta geografica d’Europa ci rendiamo conto che Francia e Germania sono paesi continentali, come il blocco di Visegrad; invece Spagna, Italia e Grecia, sono paesi mediterranei; deboli e fragili quanto si vuole, ma in pieno dentro il Mediterraneo, al quale si affacciano Turchia, Israele, Egitto e tutto il Magreb: è possibile che nel cervello dei “ragazzotti” alberghi una ipotesi di egemonia integrata mediterranea Made in Italy?
Ipotesi oggi irrealistica, ma sicuramente alternativa ed affascinante quanto pericolosa.

 

Francesco Chiucchiurlotto