Abbiamo chiuso sul fronte delle riforme istituzionali il vecchio anno con il tentato blitz del Ministro Calderoli, quello della legge elettorale “porcata”, sull’autonomiadifferenziata per le Regioni da concordare direttamente con il Governo, per poi cercare la ratifica in Parlamento.

Certo impegno elettorale leghista per un ministro leghista, ma è veramente quel che serve al nostro sistema istituzionale?

Viene poi agitata la riforma in senso presindenzialista o semi della nostra Costituzione; certo, impegno elettorale di Fratelli d’Italia per una Premier di Fratelli d’Italia, ma è quel che serve al nostro sistema istituzionale.

Credo proprio di no e penso che in questo ultimo ventennio l’ordinamento costituzionale italiano, prima con la riforma del Titolo V, poi con una serie di governi tecnico-populistico-personalistici, sia stato distorto in senso centralistico e verticistico, arrecando considerevoli danni al governo locale e territoriale di Comuni, Aggregazioni di Comuni (Unioni e Comunità Montane), Province.

Sono cresciuti a dismisura gli apparati centrali, non solo ministeriali ma anche le Direzioni dipendenti dalla Presidenza del Consiglio, con le difficoltà e complicazioni burocratiche relative; così nelle Regioni si è consolidata la prassi non prevista in Costituzione, della gestione minuta e di dettaglio delle enormi risorse a disposizione, con gli sprechi e l’insignificanza di una spesa sempre più a pioggerella.

Per le Province, oggetto di furibonde critiche che ne invocavano la soppressione, è ora di individuare attribuzioni che si sono dimostrate ad esse congeniali in una dimensione d’area vasta, in cui accanto a forme di coordinamento ed assistenza ai Comuni, si affronti il tema dei servizi pubblici locali, acqua e rifiuti in primis.

Accanto all’ente intermedio d’area vasta Provincia non si può ignorare l’ente intermedio di prossimità per le aree interne e montuose, cioè le Comunità Montane; l’art.44 della Costituzione tutela queste aree, ma non si comprende perché debbano essere le Regioni a legiferare in proposito e non debbano stare tra le componenti della Repubblica ai sensi dell’art 114 Cost., e quindi con una propria autonomia statuale e non regionale.

C’è poi da adeguare il Sistema delle Conferenze alla riforma costituzionale del 2001, restata sotto la guida dello Stato, e quindi violando l’equiparazione sancita, come?  ponendo in capo alla Presidenza della Repubblica  il compito di organizzare e gestire il Sistema.

C’è poi un tema essenziale quale quello della rigenerazione della politica italiana attraverso la partecipazione dei cittadini ed il recupero della loro rappresentanza, che deve trovare risposta finalmente, sia con l’attuazione dell’art.49 Cost. sulla regolamentazione democratica dei partiti, ma anche con la revisione della legge n°81/93 sull’elezione diretta di Sindaci e Presidenti di Provincia.

E’ dal basso che si debbono coinvolgere i cittadini, a cominciare dal luogo in cui vivono, il Comune, e ricreare condizioni accettabili di rappresentanza e partecipazione con nuovi istituti: possibilità di sfiducia costruttiva al Sindaco; nuovi poteri statutari e consiliari di impulso e controllo; strumenti nuovi di consultazione e referendum.

Luigi Sturzo diceva: “Lo Stato l’hanno creato gli uomini, i Comuni li ha creati Dio!”


Francesco Chiucchiurlotto

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