“Gli innocenti non sapevano che la cosa era impossibile, quindi la fecero”; questa citazione di Alberto Ronchey sulla rivoluzione dei giovani del 1968, tratta da uno scritto di Bertrand Russel, inquadra bene il momento presente caratterizzato da clamore mediatico, da timore in parte sincero ma in gran parte finto, da calcolo politico mirato alle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, già segnate dagli “80 euro” di renziana memoria.


Si teme o si invoca l’aumento dello SPREAD?
Si paventa o si chiede l’intervento sanzionatorio dei commissari UE?
Si ha a cuore l’interesse nazionale o della propria parte politica?

Belle domande sulle quali proviamo a riflettere: il limite per il disavanzo fu proposto da Mitterand che, come narra la leggenda, chiese ad un suo consulente economico di trovare un numero qualsiasi, adatto e credibile però per porre un argine all’indebitamento.
Quindi il 2,4% è dentro questo parametro di Maastricht; del resto veniamo da un consuntivo di indebitamento del 2.8% e pare che allo stesso limite si apprestino Francia e Spagna; in precedenza con tutti i governi siamo sempre andati oltre il 2%: nel 2015 fu il 2,6 – nel 2016 e nel 2017 fu del 2,5%.

Allora ??? Che c’è di così sconvolgente da suscitare tanto sconquasso ?
Ma è l’Europa bellezza! Che non può sopportare che qualcuno dei suoi membri faccia di testa propria ed enunci e realizzi politiche economiche espansive (sulla carta) fuori dalle indicazioni e dal controllo di chi oggi l’Europa dirige, l’asse Merkel-Macron.

Infatti sinora ha funzionato così: il DEP, (Documento Economico Finanziario), una mera cornice macroeconomica, non è stato altro che l’ipocrita certificazione di questa sudditanza; devi prevedere risultati allineati ai conti di Bruxelles, poi però nella legge finanziaria e soprattutto nell’esercizio concreto di bilancio puoi arrivare a consuntivo alle percentuali sopra richiamate.

Infatti nel 2015 il disavanzo previsto era del 1,5%; nel 2016/17 addirittura dell0 0,8%.
Quindi prevedere sin dal DEP il 2,4 per 3 anni, agli occhi della UE, dei politici antigoverno, di chi controlla i mercati e lo spread, può apparire non solo irrispettoso, ma eversivo.
In effetti dopo le lacrime (la Fornero) e sangue (gli imprenditori suicidi) del governo Monti che nel rapporto deficit/PIL intervenne soltanto sul numeratore cercando di abbassarlo con tagli e tasse, un approccio solo sul denominatore non si era mai visto.

Ora il problema, così ridimensionato, rimanda alla capacità operativa del governo, al quale le opposizioni dovrebbero offrire consulenza gratuita piuttosto che stracciarsi le vesti accorgendosi , per esempio, solo oggi dei giovani, ignorati quando erano al governo.

Certo sul balcone e sotto di esso si ha una vista non rassicurante di principianti allo sbaraglio in festa, che a differenza di quanto citato da Ronchey, tanto innocenti non sono; ma è dal balcone la vista che conta, quella di un “popolo” così disorientato e stremato da affidarsi ad un comico e ad un comiziante, e che per la prima volta, almeno a parole ha qualcuno e qualcosa a se dedicato.

Il populismo in Sud America ha provocato guasti indicibili combinando semplificazioni economiche a velleità politiche; in questo crepuscolo europeo ci sia risparmiata almeno una riedizione peronista in salsa gialloverde, ma incredibilmente il ruolo delle opposizioni è decisivo quanto quello del governo, se sapranno essere, fuori dalla demagogia e dalla polemica, concreti, convincenti ed alternativi.

Francesco Chiucchiurlotto

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