Samurai

Io su whatsapp: “Hiroko cara, si dice di un farmaco antivirus in uso da voi, è vero?

Hiroko mi risponde da Tokio, stesso mezzo: “No.Balle!”

Ora Hiroko Kudo, si occupa di public policy issue, cioè problemi e questioni economico istituzionali della PA, è ordinaria di legge presso la Chuo University di Tokio, la Business School di Newcastle, ed altre Università tra le quali Torino e Milano, dove vive quando è in Italia; siamo amici da anni e questa sua secca risposta merita un commento.

Sui giornali, sui talk, nei telegiornali fior di giornalisti e di esperti professori hanno discettato su di un miracoloso farmaco che in Giappone, stando ai social media, farebbe miracoli, l’AVIGAN.

I più affermano che non ci sono prove scientifiche sulla sua efficacia, che in Europa non è autorizzato, che insomma non c’è da fidarsi di un video postato su You Tube, eppure se ne parla a fondo, e soprattutto se ne avvia la sperimentazione, e nessuno dice che è una balla colossale da non prendere neanche in considerazione.

Questo è un esempio tra i tanti su come l’ informazione e la comunicazione in questo nostro villaggio globale non ci consentano, se non a fatica ed in possesso di relazioni e specifiche conoscenze, di capire quel che sta succedendo.

Non c’è, non solo nei media ma anche nella comunità scientifica, un identico approccio sistematico per esempio sulla quantificazione numerica dei casi, sui metodi della sua rilevazione, sulla interconnessione statistica tra paesi, che dovrebbe essere la pietra di paragone per tutti per monitorare il fenomeno, che essendo appunto globale, di una gestione globale necessita.

Sempre Hiroko, su mia richiesta, alcuni giorni fa mi manda i dati del bollettino ufficiale giapponese: contagiati 950, 36 nella giornata; morti 32, 2 nella giornata; guariti 215, 24 nella giornata; ciò nel paese che al mondo ha la percentuale più alta di anziani.

Poi commenta: “Quindi in un certo senso il fenomeno è contenuto, ma attenzione, perché qui non fanno test!“ poi descrive una situazione di normalità primaverile con le scuole prima chiuse poi riaperte il 4 marzo.

Allora che sta succedendo? Sarà vero che nel Whuan la situazione è risolta o la macchina censoria del regime ce lo sta facendo credere? Ed in Francia, Germania, Spagna, con le differenze così marcate che rimandano necessariamente al problema su come si rilevano e comunicano i dati?

Poi c’è l’altro tipo di balle o controballe, quello delle critiche con il senno di poi da parte di chi pur avendo dato un riscontro non certo esaltante del proprio periodo di governo, incalza gli attuali responsabili, cerca visibilità e consenso aggiuntivo rompendo quel fronte comune istituzionale, quanto mai prezioso oggi in cui la risposta deve essere composta, univoca tranquilla.

Nel film di Nanni Loi che ha ispirato questo titolo, i pacchi erano frutto dell’arguzia popolana e servivano a sbarcare il lunario per chi ne avesse avuto bisogno; oggi mi pare più acrimonia populista, inutile e dannosa di cui possiamo farne, per carità di Patria, volentieri a meno.

Francesco Chiucchiurlotto