Norberto Bobbio ci ricorda : La disobbedienza civile viene messa in atto allo scopo immediato di mostrare pubblicamente l’ingiustizia della legge ed allo scopo mediato di indurre il legislatore a mutarla”.

La cosiddetta rivolta dei Sindaci, Leoluca Orlando di Palermo in testa, contro il decreto sicurezza che violerebbe la Costituzione sospendendo alcuni diritti fondamentali della persona, ad immigrati stranieri, rientra in quella definizione, ma con alcuni distinguo.
A protestare non sono dei semplici cittadini o associazioni private sorte in difesa dei diritti universali dell’uomo, ma sono Sindaci, cioè l’espressione istituzionale di una comunità locale, dotata di una autonomia propria, ma soggetta alle leggi dello Stato.

La nostra Costituzione, il Buon Dio sempre ce la conservi, all’art.5 “…riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.”

E’ di tutta evidenza che sarebbe bastato applicare, non solo al caso di specie, questo articolo della Costituzione per avere un modello di Repubblica dove tutte le sue parti equiordinate, cioè con lo stesso peso e dignità istituzionale, avrebbero concorso ad una buona politica amministrativa, affrontando insieme anche un problema complesso come la migrazione, l’esperienza degli SPRAR e di Riace insegnano.

Invece è soprattutto da un trentennio che le spinte centralistiche, dopo la parentesi federalista della Lega Nord di Bossi, hanno verticalizzato il potere decisionale anche all’interno delle Camere, emarginando sempre di più il ruolo delle Autonomie Locali, Comuni, Province, Comunità Montane, innestando una deriva autoritaria di cui si conosce l’origine, ma non certo l’evoluzione e l’approdo.

Siamo, con una continuità accelerantesi, da Berlusconi, Renzi, Salvini, in un sistema mediatico-decisionale che va al di la delle analisi consuete sul populismo; direi che siamo ad un post-populismo che si regge con una formula nuova ed innovativa di potere, basata sui big data alla Rousseau di Casaleggio & Associati, che garantisce la sintonia con la “gente”, e sul comando mediatico cortissimo ed immediato, fatto di apparente buon senso, rassicurante durezza, pervasività sia di destra che di sinistra.

Il 25 giugno 1183, in Germania, Federico Barbarossa firma suo malgrado la pace detta appunto di Costanza, con i 17 Comuni della Lega Lombarda che l’avevano sconfitto: è la nascita dell’autonomia comunale ed anche, con la fine del medioevo classico, l’inizio delle fortune dei Comuni italiani sino allo splendore del Rinascimento.

Perché questa autonomia non è stata difesa quando la Costituzione del 1948 e del 2001 l’ha riportata in auge? Perché decine di volte, soprattutto di recente, essa è stata vilipesa ed ignorata senza che da parte di Sindaci autorevoli come quelli scesi in campo oggi o dell’ANCI, ci fosse una adeguata reazione? Ed anche oggi sui migranti, perché richiamare soltanto i principi umanitari e non quelli giuridicolegali legati all’autonomia municipale?
Al mio Presidente dell’ANCI vorrei dire semplicemente che non può disporre della fascia a suo piacimento; non ha vinto un concorso per fare il Sindaco, ma ha ricevuto un mandato democratico con prerogative che non può cedere a nessuno se non ai cittadini restituendolo.

Barbarossa come simbolo di oppressione autoritaria; Barbanera alla Matteo Salvini, come esempio anche di amnesia politica, perché l’Alberto Da Giussano che porta all’occhiello, fu l’artefice della conquista di quell’autonomia comunale oggi negata.

Francesco Chicchiurlotto