Burocrazia

Repetita iuvant:

  • la burocrazia di per sé non è né buona né cattiva, ma indispensabile in una società contemporanea;
  • in vari periodi storici la crisi (anche l’attuale) di certi Stati è stata rallentata da una massiccia e pervasiva espansione di procedure, canoni, uffici ed ufficiali burocratici, con cui il potere centrale prova a perpetuarsi ed a controllare quelli periferici;
  • l’apparato burocratico diviene anche spesso, e talvolta soprattutto, clientelismo, autoreferenzialità, micro potere diffuso;
  • una delle cause della degenerazione burocratica imperante va ascritta alla cultura dell’adempimento, cioè al solo controllo della formale interpretazione ed osservanza delle norme; la cura sarebbe la cultura del risultato, cioè il controllo sugli effetti delle norme e della loro deregolazione;
  • L’etica della responsabilità al buon esito di un procedimento amministrativo è sostituita dalla garanzia dell’immunità che la pedissequa osservanza al dettato giuridico comporta e garantisce.

Sin qui mi pare abbastanza pacifico affermare che queste proposizioni si attaglino bene al nostro Paese ed aderiscano perfettamente ad una classe impiegatizia pubblica, ma anche privata, il cui potere è risultato sinora inscalfibile, come il passaggio dal ventennio fascista alla Repubblica, o i passaggi dalla Prima alla Seconda o Terza, hanno dimostrato.

La pandemia COVID 19 ci sta dando comunque delle lezioni aggiuntive di cui bisognerebbe tener conto: non si deve legiferare nel dettaglio con fattispecie specifiche per categorie, generi, portatori d’interessi vari.

Ciò comporta, come nei recenti decreti e DPCM centinaia di articoli e migliaia di commi da leggere, interpretare ed adottare, che costituiscono il materiale diffusissimo dei controlli preventivi cui sono sottoposti i beneficiari, i destinatari, gli interessati, gli erga omnes.

Ciò comporta inoltre la piaga dei decreti attuativi: il diavolo si nascondeva nei dettagli, oggi è in questi che si annida; ancora aspettiamo importanti decreti attuativi dei governi Monti, Letta, Renzi, figuriamoci in questo frangente cosa significherà attenderne gli oltre 60 attuativi dei decreti che Conte ci ha solennemente annunciato.

Clamorosi per esempio ( a me interessa molto) i decreti attuativi per la legge 158/17 Realacci sui cosiddetti Piccoli Comuni, attesa da 4 legislature ed approvata con un meccanismo pazzesco di criteri e principi incrociati per stilare una sorta di graduatoria di oltre 5000 Comuni, che ha coinvolto 5 ministeri, che è durata due anni e mezzo, che ancora non se ne vede l’applicazione e dopo il danno anche la beffa: con una dotazione di 160 milioni: una pioggerella marzolina di risorse sprecate su un terreno che si sta desertificando.

Ci vorrebbero: leggi di principio immediatamente attuabili dagli organi decentrati della filiera istituzionale di Regioni, Province, Unioni e Comunità Montane, Comuni, con i poteri già rigorosamente assegnati dal “chi fa che cosa” della Costituzione; controlli a posteriori e non preliminari, sui risultati; autocertificazione dei diritti prima, controlli a tappeto poi; ruoli ad esaurimento nella PA legati alla semplificazione (soppressione) di norme, uffici, apparati, autorità, osservatori task force, comitati anche se non inutili, non necessari.

Non ci vorrebbe molto se si potessero superare gli interessi strettissimi dei partiti con questa realtà, che li porta ad alimentare e tutelare queste strutture; ma la pandemia ha indotto un’urgenza ed una evidenza che sta diventando coscienza e conoscenza di tutti noi; del resto, se non ora quando? (FINE)

Francesco Chiucchiurlotto

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