Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO Il contratto di governo tra 5 Stelle e Lega comincia male: con l’acqua pubblica. Infatti il punto due, dopo quello sul funzionamento del governo e dei gruppi parlamentari, le famose regole d’ingaggio, riguarda proprio la gestione del servizio idrico integrato, dopo che nel 2011 con un referendum, si era sancito che l’acqua fosse bene primario e comune, da tutelare dalle pulsioni speculative che dalla legge Galli in poi si erano succedute.

Il servizio dell’acqua è stato per secoli un servizio comunale; l’acqua del Sindaco, si diceva.
Quando c’era un problema, una perdita, una sospensione, un’anomalia nelle analisi periodiche dell’acqua, ci pensava il Sindaco; spessissimo, perché ne andava della sua credibilità, si interveniva in tempo reale.

La speculazione constatò che le tariffe italiane erano le più basse d’Europa e senza approfondire che accanto a disfunzioni gestionali, ritardi ed obsolescenza delle condotte idriche, perdite, malfunzioni, fenomeni locali ecc., c’era e c’è un’abbondanza di risorse idriche tale da garantire, volendo, una gestione ottimale, si pensò al possibile guadagno per i privati sino ad arrivare, per legge, al 7% di remunerazione del capitale privato investito.

Le gestioni private sopravenute, si cominciò non a caso in Toscana, arrivarono al raddoppio ed oltre delle tariffe, senza significativi miglioramenti.

Si crearono gli Ambiti Territoriali Ottimali, ritagliati senza alcun criterio idrografico sui confini provinciali, con nuove istituzioni pletoriche ed aggiuntive come le Conferenze dei sindaci, le Consulte d’Ambito, le Segreterie Tecnico Operative; aumentarono solo le tariffe.

Tra le varie forme consentite per la gestione del servizio idrico integrato, oltre all’appalto al privato o alla società mista, c’era il sistema -in house-, cioè l’ambito affidava il servizio ad una società per azioni composta da tutti i Comuni.

La contraddizione palese è che la SPA ha per fine un utile e quindi sull’acqua pubblica dei cittadini si riversarono metodi, dinamiche, contabilità proprie del capitale privato.

Ed è qui che il contratto si ferma, indicando come derivazione del referendum del 2011 una gestione: “ anche attraverso la costituzione di società di servizi a livello locale per la gestione pubblica dell’acqua”; quindi si parla ancora di società e non di enti pubblici gestionali.

Incredibilmente si resta nel solco della vecchia visione e non si riesce a concepire che acqua pubblica è quella gestita direttamente dal pubblico, come prima dai Comuni, oggi adeguando il sistema degli enti locali, dall’ente, preposto dalla Costituzione, alla gestione di servizi a rete e di area vasta, cioè le Province, tra l’altro dopo il referendum da riscrivere.

E’ elementare che la gestione manutentiva della rete locale avvenga in loco come è sempre avvenuto da parte dei Comuni; altrettanto logico è che reti interconnesse, depuratori comprensoriali, tutela e valorizzazione di bacini idrici naturali, avvengano a carico dell’ente intermedio Provincia, che in assonanza con la Regione, programmi una politica di investimenti per la modernizzazione e tutela delle reti acquedottistiche.

Così facendo si snellirebbe l’articolazione delle istituzioni, restituendo ai cittadini il controllo locale sul servizio, programmando l’implementazione ed il miglioramento dello stesso. Purtroppo un’occasione persa!

Francesco Chiucchiurlotto (RES 163)
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