Una volta per indicare come fosse disdicevole criticare o peggio stroncare una proposta o chi la facesse, si diceva: “Non si può sparare sulla Crocerossa”, come le convenzioni internazionale di guerra dettavano.

Mario Draghi è per noi più di una Crocerossa, sulla quale siamo saliti per ricevere i primi soccorsi in attesa di arrivare in un buon ospedale per curarsi e guarire.

Allora bisogna tacere sempre e comunque per il timore di incrinare quella fiducia che è anche parte integrante della cura? Diciamo che si può tentare una via di mezzo.

Il Decreto Semplificazioni è stato approvato ed in attesa della sua pubblicazione e conversione in legge, leggendo la bozza passata in Consiglio dei Ministri alcune considerazioni paiono doverose.

Semplificare significa delegiferare; semplificare significa legiferare in modo diverso, sia nel linguaggio che nell’impianto normativo; semplificare significa operare in modo esaustivo senza troppi rinvii ad ulteriori decreti attuativi.

Di tutto ciò non c’è traccia nei 65 articoli del decreto che proliferano in ben 63 pagine, ciascuna di circa 50 righe, fitte di richiami, di incisi, di sigle, elenchi alfanumerici, riferimenti, omissis: insomma circa 3150 righe da 100 battute, da studiare, collegare, interpretare, e poi forse (il dubbio ci sta tutto) applicare.

Semplificare significa anche indicare in modo immediatamente intellegibile “chi fa che cosa”; in effetti una cosa si capisce: che il Presidente del Consiglio è ubiquo negli organi della governanza, cioè il sistema di poteri e sub poteri che si attribuiscono a ministri, sottosegretari, direttori, consulenti, esperti, segretari e burocrati vari, 350 in arrivo.

Ma può bastare la presenza di Draghi per districarsi in un apparato attuativo ed esecutivo che non è affatto cambiato nella sua bulimica articolazione?

ART. 2 (Cabina di regia) ART. 3 (Tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale)  ART. 4 (Segreteria tecnica presso la Presidenza del Consiglio dei ministri) ART. 5 (Unità per la razionalizzazione e il miglioramento dell’efficacia della regolazione) ART. 6 (Monitoraggio e rendicontazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)) ART. 7 (Controllo, audit, anticorruzione e trasparenza) ART. 8 (Coordinamento della fase attuativa), e siamo solo ai primi articoli.

 

C’è poi l’impostazione sugli appalti, saltato per fortuna il massimo ribasso e il subappalto libero, basata sulle maxi gare come panacea di capacità di spesa, che si è ampiamente rivelata illusoria, trascurando la positiva esperienza dei finanziamenti con destinazione d’impiego fatta con i piccoli Comuni, che ha assicurato tempi certi e buone realizzazioni.

 

Infatti la logica dei bandi regna sovrana, allungando tempi e provocando ricorsi ed opacità, trascurando che laddove si conoscano necessità e programmi, come per gli enti locali, l’attribuzione diretta di risorse e i controlli successivi, sarebbero un volano di buona spesa.

 

Naturalmente ci sono tante cose buone: accorciamento generalizzato dei tempi, poteri sostitutivi e silenzio-assenso potenziati, procedure accelerate, incentivi ed efficientamento ed altre buone misure, ma l’impressione è che il più si debba ancora fare.

Francesco Chiucchiurlotto