Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Quando provo a scrivere qualche analisi sociale o politica per la rubrica che ho chiamato RES PUBLICA, su ONTUSCIA, mi viene con immediatezza e spontaneità utilizzare per esempio il latino, per la cultura classica che ho assimilato negli anni e i teorici e scrittori marxisti-leninisti che letto e riletto negli anni in cui avevo tempo e voglia per farlo.
Questo vuol dire che il tessuto culturale di ciascuno di noi, con la trama che si vuole, e con il tempo di assimilazione dato dall’età, è prepolitico e indirizza le opinioni e le scelte che di volta in volta assumiamo.

Cos’è una ideologia se non un “sistema di pre-giudizi”?

Siamo abituati in occidente, dai Greci in qua, a ragionare per schemi logici: i sillogismi di Aristotele, le metafore di Platone, il “Penso dunque sono” di Cartesio, sino a Bertrand Russel e Ludwig Witteghenstein, lontani dall’esoterismo astratto ed intimista orientale.

Tutta questa tirata, almeno per me divertente (sic!), per dire che, siccome comincio a scrivere trovando un titolo alla cartella di riflessioni che ogni 5 giorni invio alla redazione di ONTUSCIA, trattando di travaglio postelettorale del PD non ho potuto non pensare al “Che fare?” di Vladimir Ulianov Lenin.

Era il 1901 e Lenin enuncia la teorizzazione fondamentale della sua politica, come il ruolo del partito di professionisti della rivoluzione, del carattere sociale e del ruolo politico del proletariato, dell’analisi della società russa, ecc. che porterà alla rivoluzione di ottobre, all’URSS ed ai 70 anni di cosiddetto socialismo reale, con quel che ha comportato.

Ho trovato spontaneo far riferimento a Lenin, non tanto per copiare o riscoprire elementi di giudizio o di merito utili per l’oggi, ma semplicemente perché la mia cultura, poca o tanta che sia , ha quelle origini, quei contenuti, quegli schemi logici ed ideologici.

Pensiamo adesso ad un iscritto del PD di cultura cattolica, che si pone ugualmente, con la stessa passione sincera, di fronte al dilemma di come affrontare lo tsunami elettorale del 4 marzo: per rispetto non ipotizzo a quale grande teorico o protagonista della storia del solidarismo cristiano possa fare riferimento; oppure ai grandi padri della patria democristiani o addirittura a quale Pontefice.

E’ certo che le due culture sono distinte e distanti.

Forse è anche certo, sottolineo forse, che la causa principale di quel che sta avvenendo vada ricercata proprio nel tentativo Prodi-Veltroni, da tempo fallito, di metterle insieme; fusione fredda, si disse; amalgama non riuscita; maionese impazzita; melassa indigesta ecc.

La scissione cos’è stata se non la ribellione estrema di una di queste culture che si sentiva soffocata ed oltraggiata dall’altra?

Il collante vero cos’è stato se non la furba aritmetica del potere che sommava due debolezze politiche per una sommatoria elettoralistica vincente?

La soluzione da ricercare è forse, e sottolineo forse, restituire a ciascuna la propria identità e la propria dignitosa agibilità politica, per trovare poi tutti i punti, anche strategici, di convergenza; come al solito, la discussione non è neanche cominciata ed ho trovato già la sintesi risolutiva: da buon marxista-leninista-mandrakista!.

FC (Res 143)

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