Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Dal 21 gennaio 1921, in cui a Livorno fu fondato il Partito Comunista d’Italia che elesse Segretario Amadeo Bordiga, al 14 ottobre 2007 in cui un plebiscito portò il 27 ottobre all’assemblea costituente di Milano alla fondazione del Partito Democratico con Walter Veltroni, e quindi alla rinuncia definitiva di una impostazione ideologica, culturale, politica ispirata alla tradizione comunista, socialista e socialdemocratica, si è svolto un periodo storico che pone una domanda altrettanto importante: cosa ne è rimasto?

Non cercherò neanche di avventurarmi in analisi talmente complesse ed elucubrazione talmente rischiose da essere non solo inutili, ma dannose; ma alcune considerazioni possano essere svolte su: “Che fine hanno fatto i comunisti?”.

Intanto le due culture a confronto, quella d’ispirazione socialista e quella d’ispirazione cattolica: la prima impregnata di ideologia la seconda di teologia, forme estreme di pensiero che contrastano e spesso espungono quella razionalità positivistica che con l’illuminismo ha prodotto la rivoluzione francese sino all’empirismo inglese e alle moderne teorie politicosociali di laicità e relativismo.

La caduta del muro nel 1989 ha prodotto una lenta agonia di un intero assetto culturale, che aveva coinvolto, anche in Italia, milioni di persone le cui èlites avevano fatto la famosa “scelta di vita”, da “rivoluzionari di professione”, da “funzionari di partito”, militanti, quadri intermedi, dirigenti di una struttura associativa molto simile alla Chiesa.
“Nulla salus extra Ecclesia” per gli uni; “Meglio torto nel partito che ragione fuori” per gli altri.

Per molti comunisti la scelta di coerenza dopo la caduta fu l’abbandono della politica; per altri la rassegnazione al presente; per altri ancora l’opportunismo trasformista ed infine per il resto una sorta di terza via, di fusione fredda, di accordo strategico con i più culturalmente prossimi, come la sinistra democristiana nelle sue varianti ed evoluzioni.

Ma cosa è successo nelle proporzioni di quel mix chiamato Partito Democratico, se non che la cultura cattolica, pur legata al tracollo con onta della DC di Tangentopoli, si sia dimostrata più viva ed attuale, più ricca di temi spendibili ed aggreganti, più forte per un fattore straordinario come la Chiesa, che anche attraverso Papi differenti, ha fatto da plafond ?

Le proporzioni iniziali si sono invertite nei numeri della rappresentanza sia politica che istituzionale: l’eredità comunista ha finito per essere quasi solo mera massa votante, quella cattolica sta esprimendo la quasi totalità della classe dirigente del PD, nelle istituzioni e fuori.

Gli ultimi avvenimenti contrassegnati da scissioni, aggregati, partenogenesi ed esplorazioni mostrano l’assenza del prodotto essenziale della fusione, l’”homo democraticus”, cioè il nuovo frutto politico, acerbo, ma proiettato nel futuro dell’incontro tra le due culture del PD; sostanzialmente il progetto è fallito proprio nella creazione di una nuova classe dirigente e soprattutto di una cultura politica che ereditasse e rilanciasse i valori di entrambe.

Ma di tutto ciò, poco che niente; di spunti originali ed idee innovative, di forme organizzate sperimentali, di dialettiche e dinamiche che rianimino la rappresentanza esausta dei cittadini e creino senso e valore, altrettanto; semplificando: i Cattolici si affermano; dei Comunisti resta quasi solo la storia e l’esempio, la sua grandezza ed importanza, anche terribile e drammatica, ed ancora oggi così vasta ed ingombrante da non poterne ammettersi, senza sconcerto, la fine.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 106)

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