Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – La storia moderna dei Cattolici italiani, con le prime forme di autorganizzazione laica di movimenti confessionali, cui seguiva quasi sempre il riconoscimento del Vaticano e la benedizione pontificia, comincia con Pio IX e con il Risorgimento.
Proprio un viterbese, Mario Fani, famoso oggi per la via a lui intitolata dove avvenne il rapimento di Aldo Moro e la strage della sua scorta, avviò nel 1862 l’organizzazione della Società della Gioventù Cattolica Italiana, come prodromo della più famosa e capillare organizzazione, l’Azione Cattolica, cui aderirono milioni di cittadini italiani.

Mario Fani morì prematuramente a 24 anni a Livorno per le conseguenze di un generoso salvataggio in mare, e si allinea nel ricordo a Piero Gobetti, morto a 25 anni, nell’impegno dei giovanissimi intellettuali dell’Italia post unitaria; sarebbe tempo che la città che gli diede i natali, oltre ad una piazza, dedicasse attenzione alla sua opera.

Il punto focale di questa storia è sicuramente il “non expedit” di Pio IX del 1874, il “non conviene” alla partecipazione dei Cattolici alla politica nazionale, che impedì le formazioni politiche organizzate e la loro presenza alle competizioni elettorali.

La vivacità degli intellettuali cattolici si manifestò sin da subito con due posizioni opposte: intransigente adesione al “non expedit” o possibilità di convergenze coi liberali al governo.
Don Romolo Murri, con Don Luigi Sturzo tra i preti impegnati in politica più famosi, tentò nel 1904 un approccio a sinistra con il Partito Socialista ricevendone il secco rifiuto di Filippo Turati.

Bisogna arrivare al 1909 con Vincenzo Gentiloni, avo dell’attuale premier, per registrare il “patto” tra i cattolici ed i liberali di Giovanni Giolitti, che fruttò l’ingresso alla Camera di 100 deputati cattolici.

Dieci anni dopo Sturzo con l’appello ai “liberi e forti” fonda il Partito Popolare Italiano, che il Fascismo scioglie nel 1926 e che Alcide De Gasperi riorganizzerà nel 1944 con il nome di Democrazia Cristiana; la quale governerà ininterrottamente con propri esponenti sino al 1981 con il governo del repubblicano Giovanni Spadolini, sino allo scioglimento nel 1992.

Una storia complessa ed una cultura, con luci ed ombre che, ben più in salute di quella dei Comunisti oggi stenta ad avere un netto profilo identitario e che si ritrova comunque ben espressa dai suoi uomini e donne nei “palazzi” del potere.

Dico ben più in salute perché il mondo cattolico, oltre alla referenza principale della Chiesa, ha forti capisaldi di presenza politica nel sindacato, CISL, nel lavoro, ACLI, Federcoop e Coldiretti, nel sociale Comunione e Liberazione, Sant’Egidio, FUCI ecc.

Ma con la disintermediazione renziana c’è stata una sorta di eterogenesi dei fini; cioè per garantire con proprio e preponderante personale politico il governo del Paese, si è rinunciato a molti obiettivi, o meglio se ne sono attuati molti della sinistra: procreazione assistita, coppie omosessuali e diritti LGBT, fine vita, scuola, centralismo statuale ferocemente antiautonomista, bonus anziché famiglia, spot al posto di valori.

Uno scambio potere-contenuti che non promette niente di buono per il futuro del Partito Democratico, perché scontenta tutte le sue due componenti culturali.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 107)

Commenta con il tuo account Facebook