Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Il più antico partito di massa, erede delle organizzazioni solidaristiche, nate sull’onda della diffusione di teorie utopiche ed anarchiche che le classi subalterne italiane espressero per tutto il XIX secolo, fu il Partito dei Lavoratori Italiani fondato nel 1892 a Genova, divenuto un anno dopo Partito Socialista dei Lavoratori Italiani ed in seguito PSI, Partito Socialista Italiano.
Sarà per quella sua origine movimentista con venature anarchiche, per quel fondo messianico e salvifico che improntava la sua azione politica, per quella missione di riscatto delle masse povere e diseredate che si era assunto, che la sua storia è punteggiata di scissioni.

Più gli obiettivi sono importanti ed i fini palingenetici ed epocali, più aumentano le ragioni divisive e le motivazioni autoreferenziali, che spingono, lo vediamo pure ai nostri giorni, alla distinzione identitaria e quindi a scindere i propri destini e la propria organizzazione dalla “casa madre”.

Ed il PSI altro che “casa madre”!!: si cominciò a Livorno nel 1921 con il Partito Comunista d’Italia di Amadeo Bordiga ed Antonio Gramsci (che avrebbe anch’esso contato numerose scissioni e trasformazioni); poi nel 1947 a Roma con la scissione del Partito Social Democratico Italiano passata alla storia con nome di Palazzo Barberini; ancora nel 1964 con la nuova formazione del Partito Socialista di Unità Proletaria, che sparì poco dopo; infine nel 1969, la scissione dal PSU (Partito Socialista Unificato) dei socialdemocratici dopo la sconfitta alle elezioni della cosiddetta “bicicletta” (i due simboli appaiati ne sembravano le ruote).

L’altra caratteristica che ha contraddistinto la sua storia è il rapporto odio-amore con il PCI: Palmiro Togliatti, forte di una superiore cultura ideologica e dell’ aura fascinosa della Rivoluzione d’Ottobre e del rapporto privilegiato con Stalin, ne fece polpette, dopo il fallimento del Fronte Popolare nel 1948; Enrico Berlinguer, ultimo ascetico e carismatico “Capo” comunista, altrettanto, spiazzando la svolta dell’alternativa a sinistra di Francesco De Martino, con la politica del Compromesso Storico del 1973.

Ma con il colpo di mano dell’Hotel Midas a Roma nel 1976, Bettino Craxi non solo vinse il Congresso del PSI, ma “rottamò” la sua vecchia classe dirigente, iniziando la fase della Prima Repubblica del Pentapartito e del CAF (Craxi, Andretti, Forlani) che fu travolta dall’inchiesta Mani Pulite e che portò nel 1994 alla liquidazione del PSI ed alla conseguente diaspora socialista, che dura tuttora .

Fu uno strano destino quello di un partito che aveva dalla sua parte tutte le ragioni storiche e tutti i torti politici; dalla svolta di Bad Godesberg nel 1964 dei socialisti tedeschi, da quella di Epinay nel 1971 di quelli francesi, unite con le esperienze scandinave, l’Europa, dava luogo a forme di governo socialdemocratico di eccezionale e positiva portata, eccetto che in Italia, con le conseguenze che vediamo nei contorcimenti e nelle confusioni di oggi.

Stiamo vivendo appunto i cascami deteriori di politiche liberal-liberiste, liberal-socialiste, terze vie intrise di leaderismo, pulsioni consociative che si spacciano per Grosse Koalition Allemande, anche perché un grande partito di solide radici di massa, di storica e profonda cultura internazionale ha fatto bancarotta; e tra l’altro non se ne è ancora capito fino in fondo il perché.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 108)

Commenta con il tuo account Facebook