Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – Non ricordo chi affermasse tempo addietro, dopo la caduta del muro di Berlino e la preconizzata fine della storia, che la politica nonostante tutto, restasse una delle attività umane più divertenti e sorprendenti.

Stamani la notizia del vantaggio di Donald Trump su Hillary Clinton si è perfezionata a mano a mano nella vittoria del primo, rendendo il risveglio appunto, sorprendente: sia perché ci eravamo addormentati con la vulgata mediologica dei sondaggi favorevoli alla seconda; sia perché in cuor nostro, almeno per la gran parte dei cittadini medio-borghesi, medio-informati, medio-interessati, la posizione pro Hillary era la più rassicurante, la meno problematica.

Ora c’è una divertente caccia alle motivazioni, cause e concause, della conquista della 45° carica presidenziale americana, che domani sicuramente riempiranno i giornali ed i media sociali, mentre a me interessa svolgere soltanto alcune considerazioni, con un occhio a casa nostra.

Intanto è di una evidenza palmare che cosa siano gli USA, se solo si guarda una delle tante cartine colorate che imperversano ovunque: una grande macchia rossa al centro filo Trump e le coste oceaniche blù filo Clinton.

Le due Americhe di sempre che si fronteggiano: quella smart, metropolitana, hollyvoodiana, progressista, tollerante ed affarista; quella profonda, rancorosa, solida, xenofoba, armata e revanscista.

Quest’ultima ha vinto, non perché Trump sia la nuova risposta ai problemi del mondo, ma perché la narrazione di Obama è in larga parte fallita: come Premio Nobel per la pace lascia una Terza Guerra Mondiale (Papa Francesco ) in atto, probabilmente come rilancio dell’occupazione USA, che infatti c’è stata; una riforma della Sanità, come cuore del suo doppio mandato, in precario equilibrio e in forza di un “buonismo” di tipo europeo; politiche globali che ora si svelano essere non adeguate ai tempi (l’orto di Michelle non può bastare).

La sorpresa Trump si spiega poi con il fatto che non consideriamo mai che i media americani nel loro complesso fanno parte dell’establishment di cui la Clinton è organica espressione, mentre Trump, come “homo novus”, avrebbe detto Cicerone, suscitava diffidenza ed incuteva preoccupazione, come chi nei salotti buoni si infila le dita nel naso.

Ma c’è un riflesso del fenomeno Trump sul prossimo referendum?

Credo di si e credo che favorirà Renzi: l’avvento di un “uomo forte” non può che suscitare aspettative per un uomo altrettanto forte, come Renzi si sta accreditando ad essere.

C’è poi l’Italia profonda, che come negli USA, non coglie le sfumature ed i particolari, non si impegna a leggere, studiare i contenuti, come per il testo della riforma costituzionale, ma coglie il senso di un racconto giovanilista, ottimista, decisionista. Vedremo.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 49)

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