Nella bozza uscita dal tavolo tecnico-politico presso la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, oltre delle Province, ci si occupa di associazionismo intercomunale e di Città Metropolitane.

Quest’ultime, istituite dalla legge quadro n°142/1990, hanno avuto una gestazione infelice essendo falliti tutti i tentativi di istituirle, a cominciare dalla loro delimitazione.

Città Metropolitana, dal greco “meter” cioè madre, è appunto, come Atene nella sua area d’influenza sulle polis dell’Attica, un referente istituzionale locale per un area in cui servizi e funzioni essenziali le fanno capo e soprattutto trova in essa le strategie e le risorse per uno sviluppo comune.

Si è arrivati al 2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione, quello appunto sull’assetto istituzionale, e si pensò che costituzionalizzando le Città Metropolitane se ne favorisse l’effettivo funzionamento.

Macchè, niente da fare sino al governo Renzi e la legge Del Rio del 2014, con la quale “ in attesa di…” vincere il referendum, istituisce d’ufficio 10 Città Metropolitane e lo fa schematicamente ritagliandole, non in modo motivato e funzionale allo scopo, ma semplicemente all’interno dei confini e delle prerogative delle rispettive Province.

Due osservazioni preliminari: fare una legge in attesa di un qualche evento che la legittimi a posteriori, è come impiccare un indiziato “in attesa” della sentenza di morte; la natura di città metropolitana in Italia può essere attribuibile a Milano, Roma, Napoli e forse ad un altro paio, non certo col manuale Cencelli a dieci ed oltre, se teniamo conto delle Regioni Speciali che possono istituirle.

Dopo il fallito Referendum, l’art.114 della Cost. è restato immutato e quindi prevede che la Repubblica sia costituita da Stato, Regioni, Province, Comuni e Città Metropolitane, tutti livelli istituzionali equiordinati, cioè ciascuno con le sue dignità e prerogative inviolabili.

Ne deriva che, fallita la sovrapposizione con le Province, le Città Metropolitane sono istituzioni distinte ed autonome, aggiuntive all’assetto istituzionale corrente: per es. a Roma la Sindaca Raggi guida un Comune articolato in Municipi, è dentro una Provincia e guida anche la Città Metropolitana (oltre all’Ambito Territoriale Ottimale dell’acqua ecc.).

La bozza caratterizza le Città Metropolitane per la stretta conurbazione dei Comuni dell’area ai quali fornisce funzioni di pianificazione generale del territorio e di gestione dei servizi pubblici locali, acqua, gas, energia, trasporti ecc.

C’è quindi una sorta di opportuna delega da parte dei Comuni e della Provincia di alcune competenze, giustificata dalla particolare situazione socioeconomica ed urbanistica dell’area; la bozza prevede quindi organi di secondo livello, con un’Assemblea di tutti i Sindaci con funzioni di indirizzo e controllo, una Giunta Metropolitana ed una Presidenza assicurata al Sindaco del Comune Capoluogo.

Non si capisce attraverso quali parametri si stabilisca quale Comune sia una Città Metropolitane; non si capisce come faccia un Sindaco di capoluogo a svolgere bene anche il ruolo metropolitano, non si capisce di fondo come possano emergere funzioni strategiche senza un intervento legislativo sulle Regioni; insomma un bel pasticcio tutto italiano.

Francesco Chiucchiurlotto