Comunali stanche e democrazia cedevole

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VITERBO – Nel dopo elezioni, qualsiasi esse siano, tutti gli interessati, partiti, candidati, leaders, trovano motivi di soddisfazione o di consolazione; se va proprio male, non sono stati capiti; se non ci sono risultati soddisfacenti è perché non hanno saputo spiegarsi; se è andata bene, lo è stato al di la di ogni previsione.

 

Quel che spesso manca è un giudizio complessivo sul sistema democratico e la sua evoluzione ed in particolare, come stavolta, sulla democrazia di prossimità rappresentata dall’elezione di Sindaci e Consiglieri comunali.

 

In proposito qui interessa che la percentuale dei votanti è scesa ancora, con il 65% circa, di altri 5 punti; cioè sembra cominciata inequivocabilmente la crisi del modello di partecipazione dei cittadini alle scelte di governo della comunità locale; o meglio, quella che per lunghi anni dal 1993, in piena Tangentopoli, aveva rappresentato l’istituzione più fidata e riconosciuta, tanto da assumere su di se l’onere della rappresentanza delle “istituzioni pubbliche” complessive, la carica di Sindaco, è oggi al minimo storico di gradimento.

 

Non a caso: sia Berlusconi che tutti i governi sino all’attuale, hanno scaricato sui Comuni il peso maggiore della crisi economico finanziaria: ben 17 miliardi di euro in 6 anni, in percentuale 4 a 1 rispetto allo Stato; non solo, con il Patto di Stabilità e norme di bilancio demenziali, si è ridotta la capacità di governo delle amministrazioni locali ed il colpo di grazia che viene dalla legge Del Rio e che verrà dalla riforma costituzionale, farà il resto in termini di marginalità e rapporto con le popolazioni.

 

Un segnale importante ci sarà tra 15 giorni con i ballottaggi nelle città sopra i 15.000; le percentuali di affluenza, i sistemi di alleanze, le prospettive di alcuni movimenti e partiti, toccheranno il destino di più di un leader nazionale.

 

Intanto si può dire che l’arma di distrazione di massa costituita dall’anticipazione della campagna referendaria fatta da Renzi, si è rivelata spuntata; il presupposto di una vittoria certa dei SI ad ottobre, ha indotto la leadership del PD a riversare sui candidati a Sindaco, per lo più fragili nelle grandi città, il presunto effetto positivo dei motivi delle riforma.

 

Si è trattato di un boomerang, perché agitare il SI, personalizzare sul premier lo scontro, agitare scenari da tregenda destabilizzatrice, un risultato certo lo ottiene: scontenta chi non è d’accordo su quei punti.

 

Ma che tipo di democrazia ci aspetta se si indebolisce quella di prossimità, quella che tutti i cittadini possono meglio controllare: aspettando al bar il Sindaco nei piccoli Comuni e firmando una petizione o formando un Comitato in quelli più grandi?

 

Il gran numero di liste civiche presentate, testimonia ancora una vivacità ed una voglia di cambiamento come fattori importanti e preziosi; è ora di mettere mano alla legge n°81/93 sull’elezione diretta dei Sindaci, per aprire i Consigli Comunali ai cittadini non solo “prima” delle elezioni, ma “durante” il mandato, perché Democrazia non è solo eleggere i propri candidati ma anche poi controllarli!

 

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