La scena è da film di fantascienza: una via del WHUAN ripresa dall’alto ed un gruppo di cinesi intorno ad un tavolo che gioca a carte; all’improvviso, sempre dall’alto, una voce perentoria e metallica che ordina di smettere, di andare a casa, perché la salute è un bene prezioso da tutelare; il gruppo si disperde immediatamente.

E’ accaduto che un drone, collegato ad una centrale di controllo con una videocamera, ha scoperto il gruppetto che ignorava la quarantena obbligatoria e l’ha redarguito con un altoparlante in dotazione.

Certo cose di questo genere, proprie di una società chiusa ed autoritaria, sono impensabili da noi o in qualsiasi altro paese europeo; ma piano piano abbiamo assistito ad una escalation tutta italiana, che probabilmente si imporrà in tutte le altre nazioni con società “aperte e liberali”.

Gradualmente ci si è resi conto che, pur trattandosi di un virus più contagioso che letale, il sistema sanitario mobilitato per fronteggiarlo rischiava e rischia il collasso, pertanto prima le zone variamente colorate, poi rosso dominate ma circoscritte, infine blocco totale.

Ancora comunque non è risolto il fatto che alcune informazioni siano contradditorie.

Le famose mascherine, servono o non servono? Servono solo ai contagiati o a quelli che hanno a che fare con essi, oppure a tutti? Alla fine melius abundare quam deficere, servono a tutti e probabilmente si poteva evitare che queste indicazioni venissero dai talk show o a spezzoni di ragionamento, piuttosto che da un’unica autorevole fonte.

Ho provato a fare alcune ricerche sulle influenze intercorse nel 2018/19 e non è affatto facile venirne a capo: C’è un sistema di rilevazione dei casi influenzali SARI, costituito da 450 volontari, Il – Sistema Nazionale Sorveglianza Influ-net – che conta nel periodo 809 casi gravi con 198 morti e 601 intubati, con patologie e concause di decessi molto simili alle attuali, con la Lombardia al primo posto dei malati, ma all’ultimo dei morti.

Se si prende a riferimento l’Istituto Superiore della Sanità scopriamo che in quella stagione influenzale in totale, quindi anche casi lievi e lievissimi, siamo a 4.780.000 casi, cioè una enormità di cui o non ci era stata data informazione o essa era stata ignorata dai media.

Si continua a polemizzare sui vaccini, eppure nei decessi rilevati oltre l’80% dei soggetti non si era vaccinato; non si era ben capito sino ad oggi con la decisione della blindatura nazionale, che i giovani pur correndo meno rischi per se, potevano essere micidiali per gli anziani in casa, e questi a loro volta per i bambini.

Giustamente si dice con saggezza che l’analisi delle smagliature e deficienze registrate un po’ ovunque nella gestione dell’emergenza virus, sia nella conduzione politica e organizzativa di governo e Regioni, sia dell’impianto di prevenzione ed intervento sanitario, sarà bene farla a fenomeno esaurito; ma si sente eccome, ancor oggi, l’esigenza di una divisione di compiti, per chi ha la prima e chi ha la seconda.

E’ profondamente sbagliata la solitudine del Primo Ministro cui tocca la gestione politico parlamentare del caso, senza un’autorità commissariale o di altra natura che curi e si assuma la responsabilità dell’emergenza sanitaria; sono due campi comunque distinti e nel caso di errore non sarà mai l’”ERRORE” che poi si paga caro.

Il Primo Ministro Conte ha ricordato – The darkest hour – L’ora più buia – di Winston Churchill, ma senza cercare impossibili immedesimazioni, non si dimentichi l’apparato militare perfettamente funzionante di cui egli disponeva e con cui quotidianamente si confrontava.

Francesco Chiucchiurlotto