Vittorio Sgarbi, comunque la si pensi su, è una risorsa: per la politica e per chi ne condivide le scelte ed i modi, per l’arte e la sua multiforme e geniale divulgazione, per le città ed i paesi in cui è stato Sindaco, in modo creativo ed innovativo; per l’Ancilazio, associazione di riferimento essendo Sindaco di Sutri, appunto nel Lazio.

La lectio magistralis tenuta di recente, sfrondata dalle intemperanze verbali che forse insieme alle posizioni durissime assunte, l’hanno reso, come ha ricordato, “il più cacciato d’Italia”, è stata un eccezionale excursus su – Il paesaggio della bellezza italiana – (questo il titolo della lezione).

Sgarbi ha descritto, anche minuziosamente come esso sia un patrimonio unico e prezioso e come sinora sia stato bistrattato ed anche distrutto, da una classe politica, tecnica e burocratica, che per ignoranza ed interesse ha malgovernato il territorio e particolarmente, le aree interne e montane, i borghi ed i paesi.

Attraverso le parole di Pasolini, Ceronetti, Longanesi, Sgarbi ha fatto emergere la necessità di riscoprire l’Italia come luogo della felicità e non del brutto; che tuttavia c’è ed è stato diffuso da leggi urbanistiche che hanno consentito milioni di nuove costruzioni, dal modernismo, che è negazione della storia e della memoria, dal “tradimento dei chierici” che ha portato in politica l’ignoranza e non la cultura.

In uno scoppiettante giro d’orizzonte panoramico, di luoghi, personaggi, situazioni, aneddoti Sgarbi ha concluso con un appassionante appello rivolto a tutti coloro che sono interessati a segnare una svolta: “Politica e bellezza tornino a coincidere.”

Perché è importante questo piccolo evento di buona comunicazione culturale organizzato da ANCI e dall’Associazione I Borghi più belli d’Italia, come del resto l’iniziativa di Poste Italiane con 3000 Sindaci dei borghi e paesi italiani, sui nuovi servizi loro dedicati?
Perché segnano una inversione di tendenza nella percezione del potere politico e delle istituzioni nei confronti dei cosiddetti Piccoli Comuni, come Poste e come anche la legge Realacci, hanno iniziato a fare; inversione di tendenza da consolidare e tradurre in atti legislativi e in impiego di risorse sufficienti e non indecenti.

Poi perché il patrimonio culturale italiano che borghi e paesi conservano in gran parte, ha spessore, contenuto, valore appena conosciuti e valorizzati, come Vittorio Sgarbi, da par suo, ha dimostrato.

I borghi ed i paesi italiani, non smetterò di ripeterlo, sono il 72% dei Comuni; amministrano il 54% del territorio nazionale; hanno oltre 10 milioni di abitanti che raddoppiano in certe stagioni; hanno il 93% delle DOP, producono il 71% del vino italiano, hanno eccellenze e tipicità enogastronomiche, artigianali, folcloriche eccezionali, e potrei proseguire per pagine.

Ebbene questi Comuni, impropriamente chiamati piccoli, si stanno invecchiando, impoverendo, spopolando: i 254 borghi e paesi sino a 5000 abitanti del Lazio nel 2015 avevano perso 19.754 abitanti, ed il trend continua.

Va bene che si stanzino 7 miliardi di euro per le congestionate e degradate periferie urbane; ma se non si comprende che l‘esodo dalle aree interne ne è la causa ed il Parlamento stanzia appena 100 milioni in 7 anni per i cosidetti Piccoli Comuni, vorremmo sentirvi risuonare quella famosa invettiva sgarbiana: CAPRE! CAPRE !! CAPRE !!!

 

Francesco Chiucchiurlotto

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