Solo un mago dotato di poteri divinatori potrebbe indicare, (mentre scrivo, perché magari tra un po’…) una via di uscita a quel che sta succedendo qui da noi con la pseudo crisi di governo innescata dal ritiro delle minestre, (pardon) ministre dimissionate dal “Demolition Man” Renzi, come l’ha appellato il Financial Time.

Tutto il mondo è alle prese con la pandemia, ma naturalmente la DEMOCRAZIA, per come la si intenda nelle sue migliaia di accezioni, per qualcuno strumentalmente ed occasionalmente è più importante.

Il Campidoglio americano è bivacco di manipoli armati a difesa delle pulsioni del proprio Presidente, e si sta preparando per lo scossone che il 20 p.v. cercheranno di dare i frutti avvelenati di quattro anni di esercizio demagogico del potere.

L’Unione Europea finalmente degna di questo nome che per fortuna ogni tanto nelle sue ore più buie e fragili riscopre, sta dando una grande prova di responsabilità ed unità, mettendo a disposizione risorse finanziarie mai viste il cui maggiore beneficiario è proprio il governo di cui si sta cercando la rovina.

Uno Stato, il nostro, economicamente fragile come nessun altro al mondo, continua a chiamare “discostamenti di bilancio” l’aumento del debito pubblico che viaggia oltre il 160% e che le generazioni future, ma tante, si dovranno accollare.

Così la nostra intera classe politica “ percossa ed attonita” sta, di fronte ad avvenimenti senza capo né coda, vaneggiamenti di una retorica bolsa senza precedenti, prospettive reali da far tremare “le vene ed i polsi”, figuracce globali che ci marchieranno per decenni come irresponsabili, inaffidabili, inadeguati ad un contesto internazionale.

Allora ecco che leggere “La Politica” di Aristotele sulle forme di governo possibili e sulle loro degenerazioni riesce a dare un senso di tranquilla comprensione dell’oggi ed anche a rassicurare chiunque abbia a cuore le sorti del nostro presente.

Se è da duemila e cinquecento anni che le vicende politiche umane analizzate e teorizzate  nel laboratorio della Grecia classica, si avvitano in una spirale di eterno ritorno, non è che non dobbiamo preoccuparci, ma piuttosto ispirarci ad esse per  attrezzarci ad evitarne le conseguenze più disastrose ed imminenti.

Sono convinto che il populismo dei nostri tempi, che alligna sia a destra che a sinistra e di cui Renzi è espressione peculiare e patologica, forse anche eccezione che conferma la regola, non sia altro che demagogia così come l’avevano studiata Aristotele &C.

La variante ulteriore di essa è l’evoluzione della tecnica usata, che all’epoca era la retorica dei Sofisti innestata in un contesto di debolezza e fragilità della morale civica, e che oggi si avvale dei social media, delle sofisticazioni informatiche, dei big data base, che ci spiano ed ingabbiano nei nostri gusti e valori, nelle nostre tendenze, scelte, pulsioni.

La demagogia 5G può essere invincibile e letale, se non si ristabilisce una tensione “morale” e soprattutto “culturale”, che smascheri le torme di ciarlatani che imperversano nel nostro quotidiano, con i loro “frullatori”, le loro emojis, le loro balle intercambiabili.

Chi se non le nuove e fresche generazioni può farlo?

Francesco Chiucchiurlotto