Cicerone

Un anno prima di morire per mano di sicari inviati da Antonio lungo la spiaggia di Formia, il 44 a.C., Marco Tullio Cicerone compose il De Senectute, un trattato filosofico sulla vecchiaia, in cui, in ben 23 capitoli, esplora contenuti, problematiche, connessioni filosofiche storicamente espresse  e dibattute sull’argomento, e ne compara gli elementi costitutivi con quelli della cultura ellenica.

Cicerone parlava della vecchiaia, e con cognizione di causa, a 62 anni di età.

Tale era ritenuta l’età media negli anni di quel periodo storico in cui si collocava quella particolare stagione della vita dell’uomo.

Oggi dare del vecchio ad un 60enne ma anche ad un 70enne, si rischia di insultarlo, perché la percezione del tempo trascorso, ma soprattutto l’evoluzione della specie, sono profondamente cambiati.

L’Italia, dopo il Giappone, è il Paese con la popolazione più anziana, quindi è stata la nazione più colpita, sia nel numero dei contagiati che in quello dei morti; ma c’è un ma: cioè perché in Giappone ciò non è avvenuto in modo proporzionale? Oppure perché in altri paesi asiatici gli effetti sono stati meno devastanti?

Oppure ancora perché tra due stesse Regioni omogenee per direzione politica, gli effetti della pandemia sono stati profondamente diversi.?

Credo che un’analisi – de senectute – sia una delle componenti della risposta, cioè stili di vita e di relazioni umane e culturali diverse.

Non la sola però, perché un’altra attiene a come la tutela della salute è considerata nel nostro paese: qualcuno ricorderà le vecchie mutue nazionali: sistemi contributivi centralizzati e professionali, alle prese con enormi sprechi e malversazioni; si arriva poi alla prima grande riforma con la creazione del sistema sanitario nazionale legge 833 del 1978, che non migliora l’andamento deficitario; con l’ulteriore riforma del 1992 si arriva all’aziendalizzazione del sistema sanitario e con quella del 1999, al piano Sanitario Nazionale con le Regioni protagoniste, ma spesso in deficit strutturale e quindi commissariate.

L’aziendalizzazione e l’intramoenia, cioè il coinvolgimento della sanità privata concorrente, portano a sistemi diversi in ogni Regione che adottano comunque il principio dell’ospedalizzazione del paziente, perché la USL viene finanziata a posto letto.

Si assiste, rispetto alla popolazione anziana, ad una concezione tutta aziendalistica che favorisce la diffusione delle RSA, residenze sanitarie assistite, piuttosto che ad una implementazione di servizi domiciliari, che tengano conto dell’ambiente naturale di vita, delle compagnie familiari ed amicali, delle abitudini ed attitudini di ciascun dei vecchi bisognosi di assistenza, si preferisce un approccio egoistico, standardizzato.

Ciò diviene occasione di business; nascono vere e proprie holding e necessariamente l’organizzazione complessa che esse comportano, determinano la spersonalizzazione del servizio e la sottovalutazione, se non l’aggressione, della componente personale e psicologica di ciascuno, il cui buono stato è componente essenziale della salute umana.

La strage crudele e colpevole di anziani nelle RSA per la pandemia è la riprova di una errata impostazione del nostro sistema sanitario, o meglio della deriva aziendalistica e quindi affaristica in cui volge.

Riorientare tale sistema sulla medicina di base e quella preventiva, con ampie deleghe e risorse ai Comuni, anche piccoli e piccolissimi, di aree interne e montane, per il potenziamento di servizi domiciliari anche sanitari e di Centri Sociali Diurni, darebbe risultati importanti sia per una ottimale vita di relazione e di tutela degli anziani, malati e non ma anche per decongestionare gli ospedali e le RSA metropolitane, ripopolando borghi e paesi.

Cicerone, quando sporse la testa dalla lettiga sulla quale fuggiva, offrendola al gladio dei sicari, non aveva certo questi problemi, ma il suo trattato oggi ci è quanto mai utile per rispettare ed onorare la vecchiaia che, non va dimenticato, riguarda tutti noi.

Francesco Chiucchiurlotto