Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Ebbene anche l’ultimo atto, quello di domenica scorsa, è stato compiuto e l’ennesima frattura della sinistra italiana ha prodotto un nuovo partito: Liberi ed Uguali, un nome fatto di aggettivi, che nella sequela delle sigle succedutesi da XVII congresso socialista di Livorno 1921, PCdI, PCI e PSIUP, PDS e RC, DS, PD, non ha precedenti e né sino ad ora sigla (ho provato ma una sigla migliore di LIBU che somiglia alla lega per gli uccelli o LIU che somiglia ad un nome di donna, non mi è venuta).

Sono convinto che nella situazione data, Renzismo in crisi di valori irreversibile, legge elettorale berlusconista ed inciucista, M5S come probabile primo partito, l’idea di preservare idee ed organizzazione di una sinistra che venga da quella tradizione e ricominci a tessere una prospettiva futura, sia giusta ed opportuna.

Per farlo si dovrebbe ricominciare da dove tutto è cominciato, Livorno 1921, per ristabilire in modo inequivocabile le ragioni ed i torti di un evento di cui si è molto dibattuto sui torti di una scissione che ha favorito la reazione fascista, ma poco o punto sulle ragioni di chi profeticamente previde gli avvenimenti futuri e lucidamente descrisse le ragioni del riformismo socialista.

Filippo Turati intervenne al Congresso PSI il 19 gennaio e rivolgendosi alla corrente comunista marcò in modo esemplare le differenze ideologiche che li separavano e quelle politiche che per Bordiga e Gramsci erano i 21 punti programmatici per aderire all’Internazionale, la terza, che Lenin dettava da Mosca.

L’esordio di Turati è sorprendente: non attacca sui fini, ma sui mezzi, sulla situazione contingente; rifiuta la violenza che “non è e non può essere programma”; la dittatura del proletariato che è o dittatura se minoranza o non senso se maggioranza; la coercizione del pensiero dentro il partito, con il centralismo democratico e fuori con l’unanimismo dogmatico.

Spiega poi chiaramente i contenuti progressivi di un’azione riformista tesa al raggiungimento di una società socialista e poi invita a prendere nota di una sua “facile” profezia: la reazione che sarà suscitata prevarrà e quando il mito russo “sarà evaporato” “le affermazioni di oggi saranno da voi stessi abbandonate”.

Perché va ritenuto importante – oggi ! – questo discorso di quasi un secolo fa?
Perché, almeno io sostengo, la storia della sinistra e quindi anche il suo presente, è in debito con il misconosciuto Filippo Turati; perché si è fatto di tutto da parte degli uomini del più grande partito comunista dell’occidente, per non tornare a Livorno, per non riscoprire la forza e l’attualità di quelle idee così chiare che hanno prodotto le grandi socialdemocrazie nordeuropee ed i grandi sistemi di welfare, obiettivo di crescita e civiltà nel mondo intero.

Certo, sino alla caduta del muro c’era la cortina di ferro; certo, dopo la caduta del muro c’era il PSI di Craxi; certo, dopo Mani Pulite c’era il Berlusconismo, l’Ulivo, la convergenza con la sinistra DC, tutte validissime ragioni per non tentare una rischiosa navigazione in un mare aperto che è ancora rappresentato, anche nella sua odierna crisi, dall’esperienza ideale e pratica del socialismo europeo.

Liberi ed Uguali, cos’ è se non un programma di socialismo riformista? Cominciamo a dirlo.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 122)

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