L’ultima esternazione di Silvio Berlusconi sulla guerra in corso dopo l’aggressione russa in Ucraina, è probabilmente il canto del cigno, con tutto il rispetto per i cigni, di un uomo politico che ha contrassegnato l’ultimo ventennio della politica italiana, innovando con il primo populismo al potere, le dinamiche che oggi stanno travagliando il nostro futuro.

Che cosa afferma Silvio Berlusconi nell’ultimo giorno di campagna elettorale che dovrebbe esser dedicato alla valorizzazione dei propri programmi, alla funzione mediatica più rassicurante ed all’immagine tranquilla e vincente di un leader?

Una ricostruzione tra il semplicistico ed il ridicolo dei 200 giorni di violenta invasione di uno stato sovrano da parte di un autocrate con il quale ha fatto presumibilmente affari, ma sicuramente scambi di amicizia, simpatia, bagordi.

E’ plausibile che questo intervento non sia spontaneo ma indotto dall’esterno da una strategia di “disinformatja” di cui i russi dai tempi di Stalin sono maestri e che costituisce con il mezzo milione di agenti FSB, SVR, FSO, GRU, il vero potere criminale di Vladimir Putin?

Eliminare fisicamente gli avversari politici, mettere il bavaglio attraverso una magistratura di servizio tutte le voci libere della Russia, ricattare gli oligarchi protagonisti di una cleptocrazia (governo dei ladri) derivante dalla dissoluzione corruttiva dell’URSS, e se serve eliminarli (9 negli ultimi mesi), è prassi corrente in un paese di cui George Orwell in “1984” ne aveva tratteggiato gli elementi costitutivi, dopo un suo viaggio in URSS.

Non è un caso che il romanzo sia tra i più letti in Russia, ma è inquietante che nessuna possibile reazione organizzata, di opposizione o dissenso riesca a manifestarsi.

Fateci caso, ogni tanto è Salvini che interviene sminuendo valori di resistenza e volontà di indipendenza degli Ucraini, o la efficacia delle sanzioni sulla Russia, da “prezzolato pupazzo” come dice Draghi; poi c’è Conte che mistifica sull’invio delle armi, ignorando che una Russia che rinunci ad esse determinerebbe la pace, ma che una Ucraina senza armi sarebbe oggetto di distruzione e sterminio; poi ecco che tocca a Berlusconi.

La postura è la stessa del 1994 a convalida dell’approccio propagandistico di Joseph Goebbels, che la reiterazione ininterrotta di concetti, gesti, prassi, è sempre vincente; poi come in una sceneggiatura scritta altrove parte la ricostruzione storiografica: ma Putin voleva soltanto un cambio di governo a Kiev, spinto dai partiti, dai ministri e dal popolo russo, per mettere al governo di Kiev “ persone per bene”!

I 50 Km di carri armati, in gran parte poi distrutti, che avevano invaso l’Ucraina, le migliaia di morti, le distruzioni immani di infrastrutture civili, le orride conseguenze di una guerra chiamata per legge “operazione speciale”, viene ridotta ad un insediamento di persone per bene?

La resistenza di un popolo aggredito che vuole riscattarsi ed essere Europa, definita come “foraggiata da parte dell’Occidente”!

Ed infine la lectio magistralis berlusconiana di geopolitica bellica: le truppe russe non dovevano spargersi in tutta l’Ucraina ma concentrarsi su KIEV.

Come a dire: ma cari amici Russi volevate fare una porcata, una violazione cruenta del diritto internazionale, un golpe in danno di un democratico stato di diritto, ma almeno fatela bene; se c’era Silvio …

Non credo ci sia altro da aggiungere; resta il problema di coscienza di migliaia di politici ed elettori che sinceramente hanno seguito Berlusconi nel suo progetto di liberalizzazione di un Paese, che ne aveva e che ne ha ancora bisogno, e che si trovano in un caso che forse non ha a che fare con la demenza senile, ma con i soliti squallidi affari.

Francesco Chiucchiurlotto

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