Faccio difficoltà a capire perché una destra liberale, conservatrice e moderata, ma democratica, moderna ed europea non sia possibile in Italia; non affondi nell’humus culturale che i partiti del dopoguerra del cosiddetto “arco costituzionale” hanno coltivato; non produca leadership rassicuranti e normali.

La “Triplice Alleanza” Berlusconi, Meloni, Salvini è ad un soffio dalla maggioranza assoluta dell’elettorato italiano, almeno stando ai sondaggi; gli ultimi due leader raccolgono oltre il 40% dei consensi manifestati; potrebbero rappresentare una riserva aurea non solo per l’Italia, ma per l’Europa, dentro una prospettiva di alternativa ad una sinistra stanca e sfiduciata, alla ricerca di un nuovo inizio.

Ma sono sicuro che quel soffio che li separa da una vittoria elettorale non ci sarà, perché al momento del dunque gli estremismi, a meno di sconquassi internazionali, non sono mai ritenuti affidabili per garantire stabilità e buon governo; il linguaggio barricadiero, la comunicazione assillante, becera e semplificata, perfino il confezionamento accurato di ideologie accattivanti, tutto verrà meno di fronte a ipotesi ragionevoli, contesti politici rassicuranti, evidenti risultati ottenuti soltanto grazie all’appartenenza a questa UE.
Fratelli d’Italia è una derivazione coerente dell’unico partito (l’altro il Monarchico sparì presto) che si collocava fuori dell’arco costituzionale: il Movimento Sociale, la cui evoluzione in doppio petto si deve a grandi leader ed il cui decollo nella normalità democratica, storica, internazionale favorito da Berlusconi, è finito con la carriera di Gianfranco Fini.

La fortuna dell’attività politica di Giorgia Meloni, si deve alla sua coerenza e serietà politica ed anche al suo carisma particolare di donna in carriera senza timori e remore.
Ma non credo affatto che la recente sottoscrizione dell’”Appello per il futuro dell’Europa” insieme ad altri 14 partiti di estrema destra e da tre gruppi europarlamentari, tra cui “Identità e democrazia “ con la Lega, e “Conservatori e Riformisti con FdI, sia stata una saggia decisione: è una sorta di manifesto sovranista che rifiuta ogni sorta di integrazione (ma senza PNRR saremmo stati spacciati), aborre il principio di attribuzione alla UE di poteri nazionali, (non si capisce come altrimenti uscirebbe dalla morsa est-ovest) invoca l’affermazione di competenze inviolabili, condanna ogni oligarchia sovranazionale, e va giù duro con i diritti delle persone e dei cittadini, mai, tra l’altro, nominati nel documento.
Alcune di queste affermazioni sono già banalmente da tempo oggetto di discussione, e le dinamiche internazionali tra USA, Cina, Russia, senza parlare di Asia ed Africa, ridicolizzano i nazionalismi di ritorno alla Orban o alla Le Pen; certo che servono innovazioni nella UE, ma senza rigidità ideologiche o pulsioni autoritarie.

Per Salvini è più facile conservare le posizioni: da un elettorato che non batte ciglio di fronte alla storia dei 49 milioni, quella del Metropol, o dei salti di alleanza, non c’è niente da temere.

 

Francesco Chiucchiurlotto