Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Teatro Eliseo, ieri: si celebrano i 10 anni del Partito Democratico che il 14 ottobre 2007 inaugurava con un sistema elettorale nuovo e diverso, le primarie, la sua fondazione.
L’inno di Ivano Fossati, con la sua verve enfatica apre una kermesse, non mi viene altro termine descrittivo, con “Alzati che si sta alzando la canzone popolare…” che per un partito che svolge le sue feste estive chiamandole dell’Unità, dopo che il giornale è stato chiuso, è indice di fantasiosa indeterminatezza.

Segue Jovannotti con “Mi fido di te” e “Signori siete invitati a sedervi tra poco inizierà l’evento”, più comprensibile e gelidamente burocratico, anche se quel “Signori” stona.

Ecco per chi come me aveva difficoltà a identificare il decennale, il termine “evento” mi viene ora suggerito come appropriato, anche se non lo avevo, sbagliando, pensato tale.

C’è poi un filmato molto suggestivo che punta alla mozione degli affetti e degli effetti, che non mancano di un’Italia “più libera, più unita, più prospera” – “società giusta, sfida, sicurezza, legalità, integrazione, convivenza”- con la voce fuori campo sicuramente meno impostate ma simile a quella rassicurante e perentoria dell’Istituto Luce.

L’evento inizia con Walter Veltroni, un po’ spelacchiato, che con Romano Prodi, Arturo Parisi, Michele Salvati, che però non ci sono, aveva fondato il PD, o meglio aveva favorito la fusione “a freddo”, si disse allora, tra il DS di Piero Fassino e la Margherita di Rutelli, in quel che doveva essere finalmente, l’incontro organico tra la tradizione social comunista e quella cattolicosolidaristica della sinistra democristiana.

Il tutto derivato dall’esperienza dell’Ulivo di Romano Prodi, che Veltroni giustamente la indica come prodromo che avrebbe potuto anticipare l’evento di dieci anni .

Veltroni, lo conosciamo, incede tra retorica kennediana e manuale Cencelli (indimenticabili i governi con un centinaio di addetti tra ministri e sottosegretari), e strappa applausi indicando valori e mete incontestabili con punte letterarie come “ rivoli d’odio e sbarre d’intolleranza” ed altri lirismi cui sembra sempre più adagiarsi la sinistra.

Segue Paolo Gentiloni con un onesto e pacato rendiconto del suo “onesto e pacato” lavoro di Presidente del Consiglio, cui dobbiamo molto in questo scorcio di fine legislatura, in termini di concretezza e pragmatismo.

Poi, tra il tripudio, però solo di una parte della platea, Matteo Renzi chiude l’evento.

Di chi è il Partito Democratico e come si debba governare “al futuro”, sono i temi sviluppati con grande fascino oratorio e determinazione, di Capo del PD oggi e del governo domani.

Sullo sfondo a fare da contr’altare c’è però la legge elettorale appena approvata alla Camera, che affossa la vocazione maggioritaria di Veltroni con un proporzionale che finirà per favorire Berlusconi; con la nomina di quasi tutti i parlamentari da parte dei partiti e non dei cittadini magari attraverso primarie che potevano essere inserite “ope legis”; con un meccanismo così artificioso e complicato che già oggi viene accusato di incostituzionalità.

Mi vengono in mente i catastrofisti dell’anno 1000 che interpretavano la Bibbia del “ Mille e non più di mille” come la fine del mondo. Di certo il PD primigenio è finito, dopo le elezioni sapremo che ircocervo esso sarà.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 113)

Commenta con il tuo account Facebook
Print Friendly, PDF & Email