Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – I media nostrani, in particolare la RAI, sono mesi, ma forse è meglio dire anni, che adottano un metodo di comunicazione stucchevolmente fasullo; non sono le fakes news di cui tanto si parla, ma è la diluizione di una notizia sgradita dentro una serie di notizie positive o spendibili per il consenso al potere dominante.

Per esempio se il PIL cede centesimi ed il debito pubblico avanza si fa precedere l’annuncio da dati positivi sulla propensione al consumo delle famiglie o dalla disoccupazione giovanile che regredisce, magari senza approfondire sui tanti che non si iscrivono più all’Ufficio di Collocamento, tanto basta saper giocare a calcetto!.

Ma il dato sul quale vorrei sviluppare un ragionamento è che da anni, o meglio dopo la crisi del 2008, che i commenti sui dati ISTAT o altri enti di calcolo nazionali o internazionali, procedono per centesimi di unità, per zero virgola qualcosa, sia in aumento che in decremento.

Ciò vuol dire che anche al succedersi di governi di segno politico opposto, questa sorta di stagnazione sembra, particolarmente in Italia, bloccata in oscillazioni minime, mentre alcune condizioni storicamente eccezionali come il cambio del dollaro, il prezzo del petrolio, la politica del quantitative easyng avrebbero supposto ben altri numeri interi.

Credo che la storia di questi ultimi decenni abbia contrassegnato in modo netto ed apparentemente definitivo il rapporto tra politica ed economia, a favore di quest’ultima, e quindi le dinamiche cui assistiamo sono refrattarie od almeno quasi inscalfibili dalle opzioni democratiche, almeno laddove esse ci sono.

La globalizzazione delle economie non ha prodotto quella delle politiche e l’ingresso sulla scena internazionale dei nuovi protagonisti, BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, ) ha ridistribuito a favore di essi il PIL globale e operato delle variabili nei paesi occidentali andate sotto il nome di neoliberismo.
Margareth Tatcher e Donald Reagan hanno operato con brutale determinazione allo smantellamento possibile delle politiche di welfare state che avevano dominato il “glorioso trentennio” post bellico, disintermediando innanzitutto le difese sindacali storicamente costruite per le classi lavoratrici ed influenzando in modo sostanziale la concezione stessa del ruolo della sinistra.

Quando alla fine della sua carriera chiesero alla Tatcher quale fosse il suo maggior successo dei suo anni di governo, ella rispose: “ But, the New Labour, of course!”.

Cioè la svolta della terza via di Tony Blair che aveva trasformato il Partito Laburista inglese in un ibrido di successo, che sostanzialmente sul solco neoliberista tentò (invano) di conciliare gli interessi tra lavoro e capitale sotto l’egida dell’economia finanziaria che come vera novità del nuovo secolo, determinava la scala delle gerarchie e degli interessi da sostenere o affossare.

E’ sul lavoro che oggi passano le contraddizioni decisive per il confronto economia/politica e populismo/democrazia e credo che soltanto una riscoperta delle radici e delle motivazioni profonde dell’impegno politico a sinistra, possano dare risposte e risultati. Un grande lavoro attende gli ottimisti della volontà.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 78)

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