Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

Il titolo sembra un pamphlet di Oriana Fallaci; per carità c’è la sola assonanza dei due vocaboli che ci riportano alle origini della situazione politica italiana che è oggi contraddistinta da una china di destra incontrastata, da un dilettantismo inusitato, da una fragilità internazionale inaspettata, che chissà dove ci porterà.

Qualcuno ci ricorda che l’anno venturo sarà il 2019 che ricorda il 1919, ed il “diciannovismo”: quel periodo magmatico in cui si rimescolarono le carte della storia italiana con il Sansepolcrismo e la fondazione dei Fasci da Combattimento e del Partito Popolare, ma soprattutto con l’impresa dannunziana di Fiume, che segna inequivocabilmente lo Stato monarchico-giolittiano nella sua estrema debolezza, alla portata del più scaltro ed audace dei suoi contendenti, che qualche anno dopo farà la Marcia su Roma.

Alle sue origini il Movimento 5 Stelle si basava su concetti portanti semplici: cara classe politica vi paghiamo profumatamente e dovete trattarci come fossimo in un hotel a 5 stelle; poiché siete casta, èlite, poteri forti, vi mandiamo a quel paese e ci prendiamo il governo in nome del popolo.

Salvini parte dal 7 % di consenso, dopo la squallida figura della “Lega Ladrona”, della nefasta caduta della famiglia Bossi, della intricata e litigiosa fase di successione, ed invocando semplicemente lavoro e sicurezza, aggettivati con l’armamentario populista più semplice e becero, arriva a 5 volte tanto.

L’egoismo e la miopia del titolo sono quelli delle classi dirigenti, dei partiti e dei governanti di questo ultimo decennio, che non hanno mollato uno solo dei tanti privilegi accumulati e stratificati con tenacia e disprezzo; non hanno neanche fatto finta di riconoscere che si era passato un limite di decenza rispetto ai risultati ottenuti ed alla qualità politica ed amministrativa messa in campo.

Sarebbe stato sufficiente autoridursi, nel momento più duro della crisi, indennità, stipendi, prebende; eliminare tavoli ed auto blù, consigli di amministrazione e presidenze, comitati ed enti, e quanto la fantasia predatrice di una “casta” mai sazia si era potuta inventare, per togliere argomenti e consenso ai movimenti che prendevano forma al comando di un comico ed un informatico.

Sarebbe stato sufficiente capire che i cittadini chiedevano identità e sicurezza e quindi smetterla con il pietismo superficiale sul fenomeno dei migranti e con l’ossequiosa debolezza verso l’Europa del rigore, per tagliare le unghie all’aggressiva e capillare campagna elettorale di un giovane rampante che aveva ereditato una precaria prospettiva.
Il governo Monti non si pose neanche il problema; essendo organico al mondo finanziario dominante, ad esso doveva rispondere e l’ha fatto con le lacrime ed il sangue di un intero popolo; il giovane Letta che iniziò a mitigarne gli effetti, dovette quasi subito consegnare la campanella a Matteo Renzi; questi, dilapidando il patrimonio di consenso più consistente del dopoguerra, cadde in un narcisismo autoritario così dannoso da distruggere non solo se stesso ma la sinistra, partito e storia.

Quel che stiamo vivendo in queste concitate ore di spread e di spreco di credibilità, è qualcosa di pericolosissimo, perché una democrazia senza alternative è quanto mai fragile.

Francesco Chiucchiurlotto

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