Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – Francesco Forte, classe 1929, cattedratico, pubblicista, ministro ecc., in uno snello pamphlet intititolato “Gli anziani salvano l’Italia”, esplora gli aspetti socioeconomici, statistici, finanziari di una categoria di Italiani che di solito fanno tappezzeria nel rutilante mondo dei media contemporanei: gli anziani, gli ultra sessantenni ed anche gli ultrasessantacinquenni.

E’ noto che l’Italia, dopo il Giappone, è il paese con la popolazione più anziana: nel 2016 in Italia il 22.3% dei 60.579.000 abitanti aveva più di 65 anni (tredici milioni e mezzo).

In crescita costante nel decennio, erano undici e sette dieci anni fa, sia per l’allungamento della vita dovuto alla crescita delle possibilità di curare e prevenire le malattie che di lavorare e vivere con stili di vita più salubri e tranquilli, come i 17000 centenari dimostrano.

Ma la crescita degli anziani si accompagna ad un altro fenomeno che sta sconvolgendo in tutto il mondo l’assetto patriarcale della società: la maternità non è più un valore, un ruolo, una missione per la donna occidentale; l’età media delle partorienti è di 31,7 anni ed il numero medio di figli per donna è l’1,34, tra i più bassi del mondo.

C’è poi da registrare che il trend negativo si conferma partendo da un 1,35 di media figli/donna del 2015 e quindi nonostante l’apporto dell’immigrazione, che con tassi di partorienza molto più alti dei nostri sino al 1,95 dell’altr’anno, non colma in termini assoluti il decremento che segna quest’anno un divario negativo nascite/morti di 134.000 unità.

Dal punto di vista economico, le pensioni di cui godono rappresentano il 17.2 % del PIL, con 23.200.000 prestazioni e 277 miliardi di euro erogati; una cifra enorme.

Saltando un’analisi dettagliata tra tipologie pensionistiche (anzianità, vecchiaia, invalidità), importo base ed integrativo, differenze regionali e tra sessi, nonché eccessi e casi particolari, è indubbio che le pensioni siano un fondamentale sostegno alla domanda interna e soprattutto un fattore di omogeneizzazione, compenso e riserva di quell’economia domestica e di quel soggetto sociale particolarmente importante in Italia, che è la famiglia.

Altro aspetto fondamentale è il parco immobiliare intestato agli anziani, che costituisce un plafond strutturale e patrimoniale di assoluto pregio.

Il risvolto politico di questa realtà è altrettanto interessante: le analisi del voto per le recenti primarie, ci dicono che sono proprio gli ultracinquantenni a parteciparvi in massa; sono una parte consistente di popolazione che, nonostante quello strumento partecipativo si dimostri sempre più obsoleto ed inadeguato alla bisogna, continua a cercare a sinistra e nei meccanismi d’intervento offerti, una qualche soluzione e via di uscita.

Bisognerebbe riflettere meglio su l’aspetto della memoria collettiva che tali ceti conservano; sull’attitudine a prassi, tecniche, modalità democratiche repentinamente cadute in disuso; sul senso di appartenenza e di comunità che ancora possono esprimere; ciò senza puntuale distinzione politica, bensì rispetto a tutti i vecchi partiti di massa, DC, PCI, PSI, MSI.

Si tratta di una Generazione Zeta, l’ultima, lettera dell’alfabeto, di milioni di persone che prima di seguire il naturale esito della vita, possono dare un contributo importante in questa fase incasinata e complessa della nostra storia, organizzandosi e spingendo verso forme di partecipazione democratica migliori delle attuali; canizie e calvizie che spesso notiamo nelle varie assise, hanno un valore che va colto. (Res 85)

Francesco Chiucchiurlotto 

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