Nell’eterna contesa tra cugini, i Francesi ci battono un’altra volta con questo casino dei gilets jaunes, gilets gialli, al cui confronto i nostri Forconi, movimento scioltosi rapidamente come neve al sole, ci fanno la figura dei calzini… gialli.

La Francia inventò le jacqueries, ( sin dal tardo medioevo nella Guerra dei Cent’anni 1358) rivolte contadine senza capi, ma violentissime, in cui periodicamente ad ogni carestia i servi della gleba si sfogavano linciando padroni ed incendiando ville rurali.

Il movimento della Vandea, con motivazioni anche religiose e reazionarie, impegnò per essere domato più di un esercito della neonata Repubblica rivoluzionaria, la prima delle cinque francesi.

Il sessantotto della Sorbona e del quartiere latino è storia recente e recentissima la rivolta delle banlieus parigine del 2005, che mise a dura prova il governo di Sarkozy che aveva imprudentemente chiamato “racaille”, feccia, i giovani disoccupati e delusi, in gran parte magrebini, che si facevano la loro jacquerie, portando coi sassi e col fuoco nel centro delle città, la loro rabbiosa delusione.

Stavolta è stata una apparentemente buona causa a scatenare i gilets gialli, l’aumento dei carburanti, comunque di prezzo minore di quelli per esempio italiani, per finanziare politiche ecologiche di abbattimento dei tassi CO2, energie rinnovabili, obiettivi 2020, ecc.
Peccato che ciò è stato calato in un momento in cui la popolarità di Macron fosse al minimo per aver diminuito la pressione fiscale ai ceti più abbienti, avversandosi definitivamente gli altri ceti, più poveri e diseredati, ma anche chi aveva visto in En Marche la risposta nuova per i tempi nuovi.(… e Renzi che voleva fare il Macron italiano!).

Sulla stampa francese ha avuto una certa eco una sorta di infortunio mediatico di Emmanuel Macron, che in un recente discorso ai Sindaci di Francia ha parlato di non cedere niente ad “un vent mauvais” un vento cattivo, che scarica ogni errore sull’eletto; proprio come – di “un vent mauvais” che si è levato da qualche settimana contro il mio governo – (Vichy 1941) aveva parlato il Maresciallo Pètain, collaborazionista con i nazisti, fucilato dopo la guerra.

La determinazione sprezzante di Macron nei confronti del movimento dei Gilets Jaunes è stata facilmente comparata a quella del reazionario ed antisemita Maresciallo, e il settimanale satirico, ma non solo, Charlie Hebdo ha sanzionato: “En politique on peut aussi couler à 40 ans” – In politica si può affondare anche a 40 anni –.

Intanto noi siamo alle prese con altri colori: quelli giallo verdi del governo trinitario, Conte, Salvini, Di Maio, che con una geniale e furbastra formula, quella del contratto di governo, hanno prima assorbito il giallo della rivolta e dello sconquasso con una forte rappresentanza politica ed infine lo hanno portato addirittura al governo.

E qui le differenze con i cugini francesi, che chez eux si definiscono “Italiani tristi”, si ribaltano: loro sempre, appunto, seriosi e melodrammatici se le danno di santa ragione nelle strade e l’ 8 dicembre torneranno di nuovo a Parigi dove si rischia lo stato d’emergenza, noi grazie ad un comico ed a qualche vaffa, rischiamo qualche spread in salita, ma ora pare neanche tanto, il tutto avvolto in aurea d’antan, sempre più “democristiana”.

 

Francesco Chiucchiurlotto

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