Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – Non ha fatto in tempo a quietarsi l’eco della clamorosa vittoria referendaria delle ragioni del NO, che torna ad imperversare la bufera mediatico-giudiziaria: dal nord, al centro, al sud; ed appunto verso (usando categorie approssimative) la sinistra (Sala, De Luca), il centro (Raggi), la destra (Berlusconi).

Ritorna alla grande l’annoso dibattito sull’uso politico della giustizia che ci ha deliziato durante il ventennio berlusconiano e che ha plasmato le formazioni politiche italiane, cancellando alcuni partiti, facendone sorgere altri, suscitando movimenti-tsunami, che come tali sono destinati prima o poi a rifluire, lasciando macerie sul campo.

I poteri della Repubblica codificati nella Costituzione, sono, dal tempo di “De l’èsprit des loix” del Barone Charles Louis de Montesquieu, il legislativo, l’esecutivo, il giudiziario; dalle dinamiche che si formano dalla loro interazione abbiamo il tono democratico e la cifra civica della nostra democrazia.

Questo è sempre avvenuto ed è avvenuto ovunque, con una costante, rappresentata dal prevalere dei primi due sul terzo; cioè la politica si è fatta carico delle proprie magagne, eufemismo per dire ruberie e malversazioni, contenendo nei suoi effetti devastanti l’intervento della magistratura.

Ciò sino all’ingresso nella storia, dei mass media moderni, del quarto potere o quinto potere a seconda delle classificazioni adottate.

Il combinato disposto di una informazione pervasiva e martellante, che ha aggiunto ai giornali e alla radiotelevisione, gli attuali social media, e degli altri due poteri delegittimati non solo dalla Corte Costituzionale o dal referendum, ma soprattutto dalla attuale pessima qualità dei suoi componenti e dei suoi comportamenti, ha reso il potere giudiziario praticamente dominante la scena nazionale.

In particolare un potere esecutivo autolesionistico, che ha portato alle dimissioni un governo non per aver fallito il mandato di risanare l’economia e riformare scuola, lavoro, burocrazia ecc., ma per aver spezzato il sogno centralistico del “leader solitario”,( per dirla con Walter Tocci), facendoci precipitare nella pericolosissima crisi attuale che non è solo politica, ma culturale.

Manca cultura di governo, perché tra “onestà, onesta”, “ci penso io a tutto”, leaders carismatici e legioni di parvenus, ci si è dimenticati della partecipazione dei cittadini, della selezione della classe dirigente, della robustezza ed autorevolezza dei partiti e dell’attuazione della Costituzione, (altro che cambiarla!), all’art.49 che disciplina la Politica. Ho alcune idee in proposito e se avrete la pazienza di leggermi potremo discuterne.

Francesco Chiucchiurlotto (55)

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