“Il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola bandiera bianca!”

Non so perché dovendo scrivere di istituzioni mi è venuto in mente questo famoso verso di Arnaldo Fusinato, sull’assedio della Venezia repubblicana di Daniele Manin; roba dei Moti del 1848, che abbiamo studiato tutti a scuola e che ispirò anche il compianto Franco Battiato.

Però il morbo c’è, eccome, questo COVID19 che pur in netto regresso fa ancora morti; il pane metaforicamente ci manca tra gas alle stelle, bollette gonfiate e vili speculazioni; la bandiera bianca forse sventolerà il 25 p.v. nella domenica elettorale a rischio astensione o confusione, confermando come a forza di leggi elettorali “porcate”, partiti personali ed oligarchici, istituzioni sempre più lontane, la rappresentanza democratica si stia affievolendo e la partecipazione politica sia un lontano ricordo.

Cosa secondo la nostra Costituzione ci può garantire un regime democratico, vale a dire una armonica dialettica alla ricerca del bene comune e della crescita sociale ed economica di tutti?

I partiti e le autonomie locali: i primi “concorrendo”, quindi non in modo univoco ed esaustivo, a determinare con metodo democratico la politica nazionale (art 49 C.); le autonomie territoriali come vero contraltare dei poteri centrali, come banco di prova dell’efficienza, efficacia ed economicità di essi, come humus fertile ed irriguo di novità, innovazioni, cambiamenti istituzionali (art 5 C.).

Ebbene, lo ripeto per l’ennesima volta, l’art. 49 C. è rimasto sinora inattuato nonostante alcuni interessanti tentativi dispersisi nelle paludose aule parlamentari; ma pongo una domanda forse ingenua, ma rivelatrice della crisi democratica in cui viviamo: chi può impedire ai nostri partiti di comportarsi come se quella legge d’attuazione costituzionale che manca da decenni, invece ci fosse?

Cioè, darsi uno statuto sulla democrazia interna e depositarlo in tribunale insieme ai libri contabili, per assicurare da una parte trasparenza amministrativa e dall’altra ricorsi legali per ogni violazione subita e denunciata dagli iscritti?

Sarebbe più complicato, difficile, litigioso? Ma è la democrazia bellezza!

Per le Autonomie Locali, le famose AA LL, semplicemente è stato tradito lo spirito ed i contenuti della Costituzione: dapprima si è congelato sino al 1970 il decentramento regionale; poi lo si è imposto non come ente di programmazione e coordinamento tra Stato e Comuni, ma come un ente amministrativo sempre più gonfio di spesa e di personale, clientele ed affari, bulimico di leggi e regolamenti quasi esclusivamente per giustificare la propria esistenza e ruolo.

Due esempi che ci riguardano da vicino, perché come diceva Luigi Sturzo è nei Comuni che l’individuo pone la base del proprio sviluppo affettivo e sociale e la sede della propria vita economica e relazionale, quindi “lo Stato l’ha fatto l’uomo, ma i Comuni li ha fatti Dio”; ed è proprio sui Comuni invece che si esercita un dissennato centralismo sia statale che regionale, fatto di tagli, omissioni, soperchierie, che ne accentuano lo spopolamento ed il degrado.

Ci sono volute quattro legislature per elaborare, discutere, approvare una legge in favore dei cosiddetti Piccoli Comuni, quelli sino a 5000 abitanti con la legge n°158/2017; poi altri 3 anni per i decreti attuativi, ma ad oggi non è stato speso un euro.

In Regione Lazio, anche lì dopo due legislature, finalmente nel 2020 con la l.r. n°9 De Vito, si è provveduto alla “Tutela e valorizzazione dei Piccoli Comuni”, non solo non è stato speso un euro, ma non si è neanche fatto il programma attuativo.

Dovrebbe risuonare nelle orecchie e nelle coscienze di tutti l’appello di Piero Calamandrei sulla Costituzione “inattuata”, che ripetette nei decenni successivi alla sua approvazione; altro che le continue proposte di modifica avanzate da personaggi sempre meno adeguati e credibili: GIU’ LE MANI DALLA COSTITUZIONE!

Francesco Chiucchiurlotto

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