Giuseppe De Rita docet

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VITERBO – Ogni tanto leggere o ascoltare qualche Grande Vecchio della cultura o della scienza del nostro Paese, non può che fare bene; in tempi poi in cui assistiamo alla palese contraddizione di una Italia sempre più vecchia ed una classe dirigente sempre più giovane; un giovanilismo come valore in sé e l’ anzianità in sé disvalore da “rottamare”.

Anche di recente si è tuonato contro i Cronos che mangiano i loro figli, con riferimento alla classicità preolimpica greca del figlio di Urano e Gea, Cronos appunto, che mangiò i propri figli per impedire che uno di essi lo spodestasse; con l’allusione manifesta a lasciare il campo senza combattere per non sembrare “poltronisti”, come se altri deretani non sedessero sulle medesime poltrone per esercitare gli stessi riti di potere.

Si legittima quindi il governo di una nuova leva generazionale indipendentemente dai risultati conseguiti, e possibilmente senza confronto, dialettica o scontro, in nome appunto della freschezza giovanile e dell’attivismo riformista e programmatico, che diviene un mantra ossessivo ed autogiustificativo.

Giuseppe De Rita nel fondo del Corsera: “Mettete i programmi in soffitta”, affronta proprio quest’ultimo argomento; lo fa in generale verso le forze politiche che “ sembrano non poter fare a meno della ideazione, redazione, lancio e sostegno di ardite proposte programmatiche”, per poi perdersi in “qualche palude pericolosa.”

“Meglio allora cambiare esercizio“ prosegue De Rita “ silenziando l’ansia da programma e dando invece spazio ad una logica da “agenda” scadenzata nel breve periodo, articolata per specifici scopi, che quindi lavori sull’esistente più che sulle intenzioni.”

Applicato ciò al governo Renzi prima e Gentiloni ora, ci fa riflettere sull’esperienza di questi ultimi anni, così intrisa di messianesimo programmatico e riformistico che ha sicuramente risvegliato un Paese cloroformizzato dalla crisi economica del 2008, ma che troppo spesso è scaduto “in un altro pacchetto di bonus grandi medi e piccoli che siano”, come chiosa De Rita.

Segue l’appello all’ approccio al concreto dei processi in corso, alla cura specifica della macchina istituzionale tuttora inceppata nonostante le riforme Berlusconi, Brunetta, Madia; ad evitare le contrapposizioni tattiche, le polemiche, le chiacchiere, le maratone mediatiche perché conclude De Rita: “è la realtà che alla lunga viene a mettere ordine alle parole, ai pensieri, ai programmi”.

La lezione non potrebbe essere più chiara, ma la difficoltà di apprenderla ed anche il rifiuto di apprenderla, è purtroppo sotto i nostri occhi.

E’ fatto di autoreferenzialità, arrogante certezza nei propri mezzi e nell’universale consenso dato come dovuto e perpetuo, spocchia verso chi è fuori dal cerchio più o meno magico, e temo che ciò presagisca nuovi disastri.

Eppure anche Zeus, nel mito greco, perdonò Cronos dopo averlo sconfitto ed avergli fatto vomitare i figli che aveva inghiottito; anzi lo fece Re dell’Isola dei Beati dove sono destinati a risiedere gli eroi.

Ma non siamo in Grecia, da noi vige il “Vae victis!”.

FC (Res74)

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