Pochi giorni fa ho preso posizione dalla parte dei Facchini di Santa Rosa nella diatriba con le istituzioni deputate, Comune e Prefettura sui provvedimenti di chiusura all’accesso del “popolo” alla visione diretta della Macchina.

Ho sostenuto che gli usi, le convenzioni, le tradizioni hanno un rango di fonte normativa previsto dalla Costituzione, certamente all’interno della gerarchia delle fonti, che in quella occasione è stato ignorato.

Ieri che ho seguito in diretta i funerali di Elisabetta II a Londra trasmessi in TV, ho tratto ulteriori argomenti in favore di Sandro Rossi e a disfavore delle altre istituzioni.

Abbiamo tutti assistito ad un rito religioso, ma anche ad uno spettacolo, una rappresentazione di masse sterminate che si sono succedute in 10 giorni di cerimonie; ad una comunicazione mediatica straordinaria sia per preparazione certosina degli eventi voluta personalmente da Elisabetta, sia per la partecipazione universale, direi imperiale, che ha interessato il mondo intero.

La forza indicibile della tradizione, rappresentata dalle migliaia di persone in divisa, ciascuna delle quali portava nei simboli e nei colori, secoli di storia di una potenza invitta e globale, ed avendone consapevolezza trasmettevano quell’ordine e quella sicurezza che oggi ci manca, e che contraddistingue un popolo, e che da noi sta scomparendo.

Gli Inglesi che nel 1215 ci hanno dato la MAGNA CARTA, la prima legge che garantiva con l’Habeas corpus i diritti dei sudditi; che con Cromwell fecero la prima rivoluzione borghese, che con Carlo I tagliarono la prima testa coronata, che dominarono, anche crudelmente, il mondo, ma che con il first Hitler seppero mantenere nella democrazia l’Europa.

Gli Inglesi non hanno una Costituzione come noi ed altre nazioni europee, hanno un Common Law in cui i “precedenti” pragmatici fanno legge, ma in cui il rispetto del bene comune ed il buon senso, superano il senso comune e le divisioni che sono lancinanti.

Inghilterra germanica, Scozia ed Irlanda Celtica, Galles autoctono, Commonwealth sterminato, che Elisabetta II con la sua forza e grazia e molta intelligenza femminile, ha saputo tenere insieme, finita l’emozione ed il collante del dolore umano, ricominceranno nel loro cammino di indipendenza, anche vittime del populismo che ha portato alla Brexit?

Un ultimo regalo Elisabetta II ce l’ha fatto, ci scommetto, con l’esclusione di Vladimir Putin dalla cerimonia: il questurino burino, il parvenu criminale, che ha scatenato una guerra personale per essere accolto alla pari tra i Grandi della Terra, ora rosica l’esclusione e probabilmente medita altri sfracelli, che saranno lì accolti con il solito aplomb ed understatement: le Falkland insegnano.

Ma in questo grande spettacolo di potenza e tradizione, di ordine e regale comunicazione, c’è una domanda: siamo alla fine o all’inizio del ciclo monarchico nella Gran Bretagna?

Le stilografiche di Carlo III, gli scatti infantili davanti alle TV, non depongono a favore della prima ipotesi, forse per la stanchezza e lo stress del cerimoniale, che ha interessato l’emozionato neo Re; confido invece su Camilla, Regina Consorte, quintessenza del british traditional spirit, ma alla fine decideranno i popoli della Gran Bretagna.

Francesco Chiucchiurlotto

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