Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Nel 1959 a Parigi fu presentato un libro che fece epoca e la cui eco rimbalza ai giorni d’oggi nell’apertura di giornali e telegiornali, dedicata al caso Harwey Weinstein, le sue molestie sessuali alle giovani attrici debuttanti, tra cui Asia Argento che ha fatto esplodere il caso in Italia.

Il libro ha per autore Kenneth Anger, si intitola HOLLYWOOD BABYLONIA e racconta i retroscena sessual criminali dello star system del cinema americano che assunse sin dall’inizio dimensioni imponenti sia come affari che come popolarità internazionale.

A far data 1916 con il colossal muto Intolerance di D.W.Griffith, sino agli anni del proibizionismo, il dopoguerra e gli anni sessanta, è stato un susseguirsi di drammatici avvenimenti che coinvolsero, in omicidi, suicidi, traffici, delitti vari, decine e decine di attori ed attrici che ad Hollywood avevano trovato fama e denaro in proporzioni mai prima viste nel campo dello spettacolo.

Si prende a riferimento il suicidio nel 1920 di Olive Thomas, “fidanzata d’America” ed eroinomane; l’anno dopo Virginia Rappe , uccisa in modo orribile durante un’orgia da un suo collega, per seguire con l’omicidio del regista Desmond Taylor vittima dell’ambiente.

Riassumendo nel periodo descritto si susseguono 3 suicidi con monossido di carbonio, 3 per annegamento, 4 con il gas, 26 da arma da fuoco ed in particolare il fucile, 6 impiccati, 6 precipitati nel vuoto da altezze appropriate, 25 da overdose, psicofarmaci, avvelenamento, tra cui Marilyn Monroe, Annamaria Petrangeli, Jean Seberg, Alan Ladd.

Il libro registra esagerazioni e sentiti dire, ma all’epoca fu scioccante come un sipario strappato su un mondo rutilante e fantastico, che aveva conquistato la fantasia e la passione del mondo intero.

Sullo stesso tono ne uscì una edizione di aggiornamento nel 1984 ed una successiva che passò inosservata, ma l’ambiente del Weinstein odierno da quella Babilonia deriva.

Ora oggi ci troviamo di fronte all’aspetto più comunemente deteriore della società americana, l’ipocrisia, altrimenti detta politically correct, perché quel che è seguito al caso Weinstein credo che abbia superato alcuni argini del buon senso corrente.

Che per fare carriera nello star system si debbano subire molestie, ricatti, contropartite sessuali è una porcheria sulla quale l’attenzione mediatica si è accesa ad intermittenza sulla base delle denunce avanzate, soprattutto a posteriori: il caso Roman Polaskji ne è esempio.

Ora il caso Weinstein ha dato la stura ad una confessione-denuncia collettiva che sa tanto dell’autodafè che precedeva i roghi degli eretici e delle streghe.

Kevin Spacey se vent’anni fa da omosessuale voleva cercare un compagno-amante come doveva fare? Dustin Hoffman a diciassette anni se voleva rimorchiare una collega di teatro come si doveva approcciare? E il ministro inglese dimessosi per una mano appoggiata sul ginocchio di una giornalista in una imprudente avance?

L’ipocrisia sta nel noto brocardo “ Tanto un bottone, quanto un milione”; ma se non c’è violenza, circonvenzione d’incapace, pedofilia, e quant’altro riprovevole, torbido, scurrile, nelle dinamiche che intercorrono tra i sessi, la molestia va condannata distinguendo da caso a caso, e per favore, ridateci Frank Underwood di “House of Cards”.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 117 )

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