Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Il Partito Democratico “ croce e delizia, delizia al cor”, (Verdi, La Traviata) di tanti di Noi, ha preso una botta epocale. Nel 2008 12 milioni di voti, dieci anni dopo, il 4 marzo, 6 milioni. Alle scorse europee il 41%, oggi il 18%, ad un soffio dalla Lega, quasi la metà di un non-partito come il Movimento 5 Stelle, guidato da un Comico e da un Big Data Manager.

Come può reagire in modo razionale e possibilmente positivo un partito che si è strutturato in modo omologato e centralistico su una ipotesi di governo, di potere, di organizzazione interna che è stata rifiutata e sconfitta dall’elettorato?

Come può, soprattutto oltre la contingenza, sopravvivere una ipotesi politicamente spendibile di sinistra in Italia?

Le ultime elezioni hanno fatto del 4 marzo una data fatidica e storicizzata come il il 18 aprile del 1948, da cui nacque la prima Repubblica; cosa nascerà ora non è ancora dato sapere.

Ma come il responso delle urne si è formato si comincia a capire.

Le liste sono state fatte da un gruppetto di sodali quarantenni che hanno pensato solo alle loro carriere ed alla loro sopravvivenza politica, rinnegando la rottamazione delle origini, la generosità ideale delle Leopolda, le speranze accese nell’intero paese.

Le donne del PD, in modo scandalosamente acquiescente, hanno subito l’onta delle candidature multiple da Cerchio Magico. Che ha bruciato più di una dozzina di primi posti nelle liste maggioritarie, favorendo gli “amici” maschi al secondo posto.

Per fare un esempio: la Boschi Maria Elena si è candidata in 5 collegi, lasciandone 4 al candidato al secondo posto, di genere maschile,

Dei Giovani Dem, fiore all’occhiello elettorale di tanti convegni, nemmeno una candidatura, ma nemmeno un accenno di esistenza in vita.

Sul fronte della sinistra-sinistra, stessa situazione alienata. Un tentativo di interpretare la realtà italiana in cui le diseguaglianze stridono, le classi lavoratrici e subalterne chiedono referenza, i giovani sono inermi ed afoni, si pensa da magazzinieri della storia, che basti custodire al meglio il deposito valoriale del tempo che fu.

I dinosauri in campo a spiegare “diciamo”; il lavoro, la partecipazione, la solidarietà, la Ministra e la Minestra…

Il punto vero è che la caduta del muro di Berlino non ha cancellato l’esigenza di stare dalla parte degli sfruttati, dei poveri, degli ultimi. Non ha cancellato la capacità di organizzare i diritti civili, i beni comuni, le autonomie locali. Non ha cancellato il rischio che comporta stare da questa parte, non solo politico, ma anche personale.

I Furbetti del Partitino (visto come oggi è ridotto) hanno puntato al governo dell’esistente. E sono stati anche bravi nel farlo dentro le vecchie regole dell’economia finanziaria nazionale e globale, disarticolando tutto ciò che rimaneva della vecchia guardia resistente.

I Furbetti del Partitino oggi, tranquilli e didascalici, stanno sulla riva del fiume aspettando, secondo il vecchio adagio cinese, di vedere passare il cadavere degli altri; magari saranno quelli nostri!

Francesco Chiucchiurlotto (Res 148)

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