Sto leggendo: “M Il figlio del secolo” di Antonio Scurati, Edizioni Bompiani, che tra l’altro ha vinto il recentissimo Premio Strega, “Il primo romanzo sul fascismo raccontato attraverso Benito Mussolini: il figlio di un secolo che ci ha reso quel che siamo, come recita l’occhiello in quanta di copertina.

Un tomo di 839 pagine, d’imponente costruzione nel bianco della sovra copertina, che però si legge benissimo, stavo per dire come un romanzo, perché pur essendo un romanzo e conservandone la scorrevolezza, trama ed effetti speciali, ha un’appendice documentale d’epoca alla fine di ogni capitolo, che lo contestualizza e storicizza.

Alberto Moravia sosteneva ad ogni piè sospinto la supremazia della letteratura sulle altre discipline dello scibile umano, storia, filosofia, politica, arti ecc., e ancora una volta devo riconoscerne la ragione: ho capito molto di più e meglio sul fascismo ora che sto leggendo Scurati, che in tanti saggi letti, proprio tanti.

Intanto l’assoluta casualità del suo avvento: il Manifesto di F.T.Marinetti è del 1909; la prima guerra mondiale italiana è del 1915/18; la fondazione dei Fasci di Combattimento è del 1919; l’inconsistenza di tale movimento è misurata alle fallimentari elezioni del 1920; la marcia su Roma è del 1922; l’affermazione del Regime è del 1924.

Dopo le elezioni del 1920, l’esperienza fascista poteva essere tranquillamente archiviata come un cascame del Dannunzianesimo fiumano, infarcito di futurismo, insieme alla componente fondamentale del combattentismo e degli Arditi, vera eredità politica della Grande Guerra che Mussolini seppe magistralmente ascriversi.

Se i Fasci erano allo sbando ci pensarono i “rossi” a resuscitarli: prima con il biennio rosso e l’occupazione delle fabbriche che terrorizzò la borghesia produttiva ed industriale, fallendo in qualche accordo giolittiano; poi con la proclamazione parolaia ed inconsistente della rivoluzione proletaria e contadina che fece lo stesso con gli agrari.

Il punto di svolta, almeno lo apprendo per la prima volta con chiarezza da Scurati, fu la strage di Bologna con l’assalto a palazzo D’Accursio in cui un centinaio di socialisti furono scambiati per fascisti dalle “guardie rosse” a difesa dell’insediamento della Giunta Municipale Socialista che aveva stravinto le elezioni, provocando a colpi di bombe a mano 10 morti e 53 feriti; il Consiglio si dimise ed i socialisti entrarono nel caos.

Ecco quel che capì Mussolini dell’aria del suo tempo: la violenza; non come strumento della politica ma come politica tout court; l’esercizio di essa contro il sistema di potere rosso, era ciò che cercavano industriali ed agrari; liberali, polizia, esercito, il Re, ed infine la media borghesia in crisi ed i reduci sbandati e delusi, per difendersi da una minaccia più paventata e percepita che reale e per riportare quell’ordine a cui ciascuno aspirava.

Capì anche un’altra cosa: che tutti volevano usarlo, ma che alla fine sarebbe stato lui ad usare tutti gli altri, e purtroppo anche su questo ebbe ragione.

Tutto ciò in uno svolgimento romanzato, “narrative non finction” (narrativa non di fantasia), come riprende dagli americani Corrado Augias, che sottolinea, secondo me esagerando, come esistano tratti comuni con il nostro tempo, in Italia ed altrove.

Resta comunque – M -, con qualche svarione inevitabile, un ottimo terreno di riflessione storica e politica, che lascia però ancora irrisolto il dilemma del passaggio del brillante ed affermato direttore dell’AVANTI!, destinato a facili glorie politiche, dal campo socialista a quello interventista e nazionalista.

Francesco Chiucchiurlotto

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