Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – E’ fin troppo scontato il fatto che nel nostro Belpaese da oltre un ventennio Guicciardini prevale su Machiavelli. Cioè la ricerca dell’interesse “particulare”, del singolo individuo (nel nostro caso parte, partito, formazione, cerchia, circolo, giglio ecc.), sopravanza il Principe, inteso come sintesi della Res Pubblica, e quindi tale non come individuo ma come forma di potere, come carica pubblica per pubblici interessi.
Prova ne sono le leggi elettorali che si sono succedute, tutte concepite ed approvate a ridosso di competizioni elettorali e tutte aggiustate per far perdere l’avversario, piuttosto che per trarne vantaggio diretto o, re inaudita, per gli interessi dell’intero Paese.

Con termine aulico viene definito “eterogenesi dei fini”, il risultato di una azione che si dimostra contraria a quanto ci si aspettasse; infatti prima a Berlusconi, poi a Renzi, è andata male e malissimo.

Alle prese con tre opzioni inconciliabili, se non in caso di forza maggiore (guerre, alluvioni, terrorismo, ecc.), abbiamo assistito, oltre alla politica dei due forni, a due evidenti veti da parte di Berlusconi e di Renzi su un governo con i 5 Stelle; il nemico è quello!

Appare sempre più evidente che il Rosatellum aveva lo scopo di formare un governo di solidarietà nazionale a guida PD, con Forza Italia, una sorta di Secondo Patto del Nazareno, contro i populismi incrociati di M5S e Lega, su temi di ampia convergenza di tipo europeo, riaprendo quel dialogo di amorosi sensi tra i due, che in fondo era proseguito sotto traccia.

Il sorpasso della Lega ed il crollo PD hanno vanificato l’esito sperato delle elezioni ed ora si tratta di capire come salvare il Paese e per quel che mi riguarda come salvare il PD.

L’Ohio italiano, cioè lo stato che dà la cifra del risultato finale negli USA, da noi il Molise, la regione andata al voto domenica, darebbe indicazioni interessanti: il risorpasso di Forza Italia sulla Lega, il trend negativo del PD che si accentua, il calo di M5S.

Ora per il PD se alla frana di voti e di astensioni di cui soffre, si fosse aggiunta l’alleanza di governo tra Lega e Cinque Stelle, l’ipotesi della sua scomparsa o insignificanza sarebbe stata molto concreta.

Il 10 giugno prossimo, infatti, ci saranno le amministrative: complessivamente, considerando tutte le regioni, sono interessati gli elettori di 796 comuni, di cui 591 appartenenti a Regioni ordinarie e 205 a Regioni a statuto speciale. Si voterà in ventuno comuni capoluogo di Provincia (Ancona, Avellino, Barletta, Brescia, Brindisi, Catania, Imperia, Massa, Messina, Pisa, Ragusa, Siena, Siracusa, Sondrio, Teramo, Terni, Trapani, Treviso, Udine, Vicenzae  Viterbo), di cui uno è anche capoluogo di regione (Ancona). Superano 100.000 abitanti: Ancona, Brescia, Catania, Messina, Siracusa, Terni e Vicenza.

In caso di accordo tra Lega e M5S, nei Comuni sopra i 15.000 abitanti nel turno di ballottaggio del 24 giugno, non ci sarebbe alcuna possibilità per il PD di tenere o conquistare un Comune; ciò sarebbe l’eradicazione vera di un partito che ancora trova sui territori la sua storia e la sua ragione di essere. Chi dovrà decidere ci pensi bene, il rischio, nonostante l’aiuto fornito da Berlusconi con il suo veto, è ancora presente, a meno di non governare col Caimano, cui nessuno sinora è sopravvissuto.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 151)
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