Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Quanto tempo ci vuole a far crollare un castello di carte minuziosamente costruito su un tavolo? I secondi sufficienti per un soffio o per un tremolio, come facevamo da bambini.

Silvio Berlusconi ci ha messo 4 minuti e 21 secondi, l’altra sera al Quirinale, per significare con il linguaggio mediatico di cui per primo in Italia ha compreso e praticato significato e potenza, come vola in aria il castello di carte dei ragazzotti indisciplinati che accompagnava.

Il medium è il messaggio; e siccome il medium è la televisione, è come sfidare un caimano in una palude e non a caso il Caimano si è profuso in uno show senza precedenti.

La delegazione esce dal colloquio presidenziale e Silvio – announcer, indica ai colleghi la postazione ed i microfoni, introduce il leader e mentre Salvini inizia a leggere il comunicato, sfoggia un sorrisone fisso e stereotipato che dura svariati secondi.

Una telecamera, tra le tante, zumma su quel volto e si ha un attimo di sconcerto, perché ci si rende conto che esso è identico da sempre; da 24 anni quegli angoli della bocca sorridente che piegano all’in su, sono come la maschera comic del Jolly Joker, che ha ormai pensionato Batman, ed anche Robin.

La capigliatura è più folta del solito ed anche la pelle distesa e lucida, non ha quel colore ambrato degli strati di cerone di cui si cospargeva di recente; è giovanilmente perfetto nel ruolo di sempre, ed ogni muscolo, angolo, anfratto del suo volto lo indicano, e come al solito gli occhi, due insondabili fori neri, trascendono l’umano sentire.

Accanto a Salvini, che un po’ pomposamente affronta serio questioni programmatiche, enuncia principi, descrive scenari bellici, richiama a impegno e concretezza, Lui si appoggia con i gomiti sul tavolo, annuisce vistosamente, intreccia le mani, si aggiusta la cravatta, infila la mano sinistra in tasca mentre guarda in alto, rubandogli la scena.

Poi il pezzo di bravura: Silvio-teacher, come qualsiasi maestro dedito a seguire la risposta dell’alunno su chi fossero i 7 Re di Roma, li enumera man mano con le dita a cominciare dal pollice, che trasfigurato appare come un corpo contundente, per finire con il mignolo, una specie di stiletto sicario.

Ancora: annuisce, mima, rimette la sinistra in tasca, sillaba silente: S i r i a; aggiusta la cravatta assumendo ALL’IMPROVVISO un aria compuntissima.

Ancora: quando si arriva al G8 di Pratica di Mare, il suo sedicente capolavoro geopolitico universale, Salvini non attribuisce il merito a lui o al suo governo, ma genericamente all’Italia.

Quindi Silvio-megaplayer intreccia le mani dietro la schiena e poi di nuovo in tasca, stavolta entrambe; “unitariamente” scandisce in una sorta di karaoke, fa labbrino, inarca le sopracciglie, scuote vistosamente la testa ed addirittura tamburella con le dita sul tavolo.

Quando tutto sembra finito, viene il colpo di teatro così minuziosamente preparato; scansa senza cenno di cortesia la Meloni, si impadronisce dei due microfoni e comincia una esortazione fulminante: “ Mi raccomando fate i bravi…” che sembra collocare Silvio-star tra il Signor Balocco del “Fate i buoni..” ed il Papa Giovanni XXIII del “ Tornando a casa date una carezza ai vostri bambini…” perché bisogna pur dire agli Italiani CHI non conosce l’ABC della democrazia.

Fatto! Tutti in un angolo a tessere una tela che Silvio-Penelope disfarrà non solo di notte; tutti avvertiti su chi comanda, a cominciare dal terzetto mediatico Belpietro, Del Debbio, Giordano, licenziati in tronco per manifesta incapacità a far vincere Silvio-dominus.

C’è la guerra (!), si cambia passo, si riaprono i giochi; il Caimano si reimmerge nella palude.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 149)

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