Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – Nessuno ad oggi, amanti/odianti il Premier-Leader, ha offerto una risposta plausibile sul chi glielo abbia fatto fare a mettere sul piatto l’intera posta, autoinfliggendosi una pena che nessuno, ripeto amanti/odianti, avrebbero mai supposto di infliggergli in caso di sconfitta referendaria.

Ha fatto tutto da se Renzi: scegliere il campo, la posta, le regole, l’arbitro, le conseguenze: ma perché?
Azzardo una ipotesi, suffragata da testimonianze inedite che in questi giorni ho raccolto nel corso dei confronti, incontri, iniziative svolte per il NO.

Il disegno era lucido e la volontà determinata a completare la presa del potere con un cambio di regole in favore del potere esecutivo a detrimento di quello parlamentare, un cambio verso la verticalizzazione e la statalizzazione della catena di comando i cui fili erano nelle sue mani; non una deriva autoritaria, ma peggio un regime autoritario, ancorchè democratico.

Si trattava allora di far approvare la riforma che sotto lo specchietto dei costi della politica, il bicameralismo perfetto, il CNEL (sic!), ammanniva alle allodole il controllo sull’elezione del Presidente della Repubblica, di gran parte della Consulta, e con l’Italicum di gran parte della Camera e del Senato; e con la clausola di supremazia dello Stato, l’esautoramento di Regioni e Comuni..

L’approvazione della riforma, ai sensi dell’art.138 terzo comma, se avveniva con i due terzi dei voti di Camera e Senato, non avrebbe dato luogo a Referendum.

All’epoca, in pieno Patto del Nazareno, sotto l’ala protettrice del Presidente della Repubblica, il Premier-Leader avrebbe avuto facilmente i due terzi alla Camera, ma al Senato solo se il PD fosse stato compatto; è facile verificarne i numeri.

Senonchè alla verifica preliminare di tali maggioranze, al Senato una pattuglia PD, che poi avrebbe formato Sinistra Italiana, si oppose al disegno facendo venir meno la maggioranza necessaria dei due terzi.

Questa ricostruzione dei fatti, ritengo documentabile, ha prodotto un cambio di verso sul referendum confermativo e lo svolgersi delle vicende che conosciamo.

Intanto ha prodotto, nel fare di necessità virtù, l’enfasi della chiamata al voto dei cittadini che la Boschi si sbilancia a dire “saranno loro che scriveranno con il referendum la nuova Costituzione”.

E’ seguito poi sul referendum il carico di significati impropri, personali, politici, internazionali e finanziari che abbiamo visto, lo spostamento della data sino ad una presunta saturazione mediatica a favore del SI, sino al disastro di proporzioni inimmaginabili per il Premier-Leader. Ma attenzione la partita non è ancora finita!

Francesco Chiucchiurlotto (53)

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