Ho Usato più volte la metafora/citazione di Umberto Eco, tratta dal suo più famoso romanzo, “Il nome della rosa”, che recita in latino: -Stat rosa pristina nomine; nomina nuda tenemus-
Sulle correnti interpretazioni del verso di Bernardo Cluniacense, monaco benedettino del XII secolo, che al posto della rosa poneva Roma, ho sempre preferito quella che indica lo svuotamento di significato dei nomi; i vocaboli che non dicono più nulla; le parole che non suscitano più emozioni, ricordi, messaggi; che non scuotono, mobilitano, indicano.
Nomina nuda tenemus, cioè abbiamo in bocca o nella mente dei simulacri afoni, delle immagini così sbiadite che difficilmente siamo in grado di coglierne i contorni, di riproporne le fattezze, di utilizzarle come strumenti dialettici di confronto, organizzazione, prospettiva.
Tutto questo preambolo per affrontare un tema importante e determinante oggi quale è quello della sinistra, ed anche centrosinistra o centro-sinistra.
Mi viene alla mente una delle interviste torrenziali di Fidel Castro con Gianni Minà, in cui rimproverava ai comunisti italiani l’uso della parola sinistra, che nell’accezione morale è fortemente negativa e ciò soprattutto nella lingua spagnola, che usa il termine “yzquierda”;
”Non vincerete mai se continuate a chiamarvi sinistra!” ammoniva il vecchio lider maximo.
Eppure non è stato così; non era così negli anni settanta o addirittura prima, sino alla Resistenza; non era così quando si faceva a gara per essere “a sinistra di …” “a sinistra del …”.
Allora era immediato il riferimento a valori forti e fondanti come uguaglianza, diritti, lavoro, giustizia sociale, solidarietà…
Poi cosa è successo dopo la caduta del muro di Berlino, se non il disvelamento della pigra acquiescenza di una subalternità all’esistente status quo, rappresentato da una parte dal “socialismo realizzato” di stampo sovietico e dall’altra dall’evoluzione “imperialista” del capitalismo a trazione USA?
Quella pigrizia, talvolta viltà, a non fare i conti con la storia e con la realtà, ha coinvolto intere generazioni di dirigenti, la famosa doppiezza togliattiana che aveva la dignità culturale di una visione machiavellica della politica, divenne “doppiezza” e basta; ipocrisia obbligata, acquiescenza comoda e conveniente; almeno sino all’ultimo Berlinguer
Il crollo fisico del cemento che divideva Berlino, ha sepolto quei valori, anch’essi “ nomina nuda” e da allora dopo il PCI, il PDS, DS, PD, è stato una ricerca vana, un recupero impossibile, che ha coinvolto quel popolo che in essi trovava riferimento, famiglia, conforto.
Zingaretti si trova oggi in questa temperie, con uno strumento, il PD, che rottamando una vecchia classe dirigente, e peraltro riuscendoci in parte, è finito per rarefare ogni caratteristica distintiva, soprattutto di sinistra; è come se un condensato di terza via, globalizzazione, fine della storia, mito del leader-premier, fossero sufficienti a sostituire un partito di governo, intermediato con il resto del mondo.
C’è una sola stella polare da seguire: il lavoro; è li che si riconnette e si riconosce il popolo della sinistra; non si dice forse il “popolo delle partite IVA”? ed i disoccupati, i sottoccupati, i precari, gli operai e gli agricoltori, che pur ci sono, il ceto medio regredente?
Basta ed avanza per un nuovo inizio, per un nuovo anche se difficile, progetto di sinistra.

Francesco Chiucchiurlotto

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