Il Vecchio Continente è per antonomasia l’Europa, il Nuovo le Americhe ed il Nuovissimo l’Australia.

Di solito i vecchi sono incontinenti, nel senso deteriore e clinico del termine; la nostra Europa, alla vigilia di una elezione che tutti declamano come decisiva, e che avrà luogo nella prossima primavera, lo sembra altrettanto.

Ma dubito che sia così.

Torniamo a Visegrad (si pronuncia Viscegrad) in sigla V4, che nella vulgata mediatica ha assunto l’aspetto inquietante di una minaccia esiziale per la UE che conosciamo; quattro paesi portatori di un messaggio apparentemente nuovo e virale, che declinano le tematiche del sovranismo, della critica feroce alle tecnocrazie burocratiche imperanti, alla lotta senza quartiere all’immigrazione.

Nel mio recente viaggio di Praga e dintorni, ho cercato di indagare su queste posizioni in una nazione appunto del V4, e ne ho tratto l’impressione che le scelte consensuali verso gli attuali governanti, fossero motivati più dal positivo trend delle loro economie, tra l’altro piu o meno consapevolmente dovuto alla loro presenza nella UE, che da altro.

Aver consentito a questi paesi di entrare nella Unione senza entrare nell’Euro, è stata una pensata stupida e vacuamente generosa, che ancora oggi appare incredibile a meno di non guardare alla penetrazione tedesca nei loro servizi pubblici locali (acqua, elettricità, telefonia, banche ecc.) , e nei gangli decisivi della loro economia commerciale, e quindi ricondurre il tutto non alla solidarietà europea, ma alla convenienza “coloniale” di qualcuno.

Ora Salvini addirittura ha conquistato la copertina del Time e l’intervista concessa a quel magazine andrebbe riletta più volte, perché è la summa di due finzioni: il ruolo che si è ritagliata la Lega in Italia su presupposti di percezione mediatica di difesa e paladinaggio dei confini e degli interessi nazionali; il ruolo che viene attribuito ad essa, di ossessione verso i migranti e di disgregazione dell’Unione Europea.

Si gioca su due piani falsati di realtà che sono finzioni, sia di chi è osservato, sia di chi osserva.

La fortuna di Salvini poggia sul senso comune cresciuto sull’immigrazione ed il suo necessario contrasto, determinato dall’incuria, dalla spocchia e dalla sottovalutazione dei precedenti governi di centrosinistra; determinato dall’ipocrisia alla Merkel/Macron, che dietro alle altisonanti petizioni di principio sui valori universali europei, ha coltivato interessi concreti e monetizzati; e non aiuta certo la polemica dei piccoli Mussolini, o degli emigranti Italiani in Luzzemburgo: anzi, il governo vola nei sondaggi al 60%.

Le sanzioni ad Orban, al di la del concreto esito che avranno, hanno dimostrato la saldezza del potere di chi quell’ipocrisia sostiene ed applica, e c’è da giurare che sotto il diffuso allarme sull’ estrema destra populista e sovranista, troveremo il nocciolo duro e padronale dei soliti Paesi, ed il gioco delle parti con i nostri ragazzotti, coi loro limiti ed i loro debiti, i loro entusiasmi e le loro gaffes, la loro sbruffonaggine pari al loro isolamento.

Quando Salvini al Time dice che il problema dell’Italia è il lavoro e ce l’ha con i migranti perché quel lavoro lo tolgono agli Italiani, che altro c’è da aggiungere?

Francesco Chiucchiurlotto

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