Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO Gli oltre cinquemila Comuni sino a 5000 abitanti, sono da anni, ormai un ventennio, stretti in una gabbia che li soffoca, che impedisce il dispiegarsi delle potenzialità presenti, che li impoverisce e li invecchia e quindi ne determina lo spopolamento.
Ma di cosa è fatta la “gabbia” in cui stanno, se non di preconcetti anche appositamente costruiti; di debolezza identitaria e quindi di peso specifico nell’ANCI e nel dibattito istituzionale; di scarsa iniziativa politica e quindi di altrettanto scarso peso politico?

La “gabbia” è fatta da un limite demografico poco sensato se non demenziale; quei 5000 abitanti che mettono insieme realtà, identità, soggettività, ruoli, completamente diversi, rispetto ad un territorio così disomogeneo lungo la lunga Italia; così ricco di contenuti variegati come la montanità che ne contraddistingue la maggior parte, o come trasversalmente tutti, l’arte, la cultura, le tipicità e le eccellenze.

Come si fa allora a costruire una identità forte in un contenitore istituzionale che è definito: minore di 5000 ab., sino a 5000 ab., che è definito PICCOLO ?!

Piccoli i Comuni che manutengono il 54% della superficie nazionale, il 73% del numero dei Comuni; oltre 10 ml di abitanti amministrati ecc. ecc. ???

Il termine piccolo e piccoli mette insieme impropriamente il Comune di qualche centinaio di abitanti, magari con un vasto territorio, e magari montano e con decine di frazioni prossime allo spopolamento, con uno di qualche migliaio, magari a ridosso di una metropoli, e magari ad alta insediatività abitativa, con problematiche diversissime e spesso opposte; uniti però da quella terminologia, da quella “gabbia”.

Piccolo e piccoli, come sinonimo di scarsità e marginalità non solo di condizioni demografiche, ma di problematiche, di peso istituzionale e quindi politico, di attenzione e cura da parte dei ”grandi”, perchè se c’è un piccolo ci deve essere anche un grande ed un grande tratta il piccolo con sufficienza.

Ma tornando all’identità, chi mai si definirebbe solo con un aggettivo? chi si definirebbe al minimo della possibile percezione esterna? Piccolo diviene assorbente anche del sostantivo “Comune”; i Piccoli e basta.

Si deve uscire definitivamente dalla gabbia, rompendola; rompendola nei tratti distintivi e costituenti, ed il nome, come quello che anagraficamente contrassegna gli umani, è importante ed in questa fase decisivo: nomen omen, nel nome il destino!

Luigi Sturzo diceva: “Lo Stato l’ha creato l’uomo, ma i Comuni li ha creati Dio!”:

Allora ogni Comune si definisca borgo, paese, città, come vuole; ma quando vogliamo indicare il nostro comparto, vogliamo presentarci all’esterno collettivamente, abbandoniamo “Piccoli Comuni” ed adottiamo “Borghi e Paesi”.

“Borghi e paesi” hanno la concretezza dei sostantivi; suscitano immagini definite perché sono declinati al plurale e quindi indicatori di una sintesi già ottenuta, di una alleanza già stipulata.

“BORGHI E PAESI – COMUNI D’ITALIA” ecco tracciata la proposta di una identità ed una distinzione dalle città, medie, grandi, metropolitane; qualcosa di diverso, istituzioni territoriali diverse, con diversi ruoli ed esigenze, con la ricchezza che ogni diversità comporta, e soprattutto con la stessa dignità ed autonomia costituzionale che l’art.114 della nostra Costituzione sancisce e l’art.5 specifica.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 164)
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