Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

Il tema del sovranismo nell’EU, la spinta propulsiva del Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Cekia e Slovacchia), l’appello di Cacciari per le prossime elezioni europee, la crisi del PD e della sinistra in genere, sono sicuramente argomenti di primo piano che meritano non solo analisi ma anche risposte.
Un modo sbagliato di affrontarli ce lo offre Walter Veltroni in ben due paginate, pubblicate ieri su La Repubblica; vorrei parlarne.

Intanto chi si definisce all’esordio: “…un uomo che ha dedicato tutta la sua vita a ideali di democrazia e progresso”, non si accinge ad un intervento duro ed importante come il tema richiede, ma piuttosto ad una autocandidatura al Nobel per la Pace p.v. .

Infatti c’è di seguito l’enunciazione dei fatti ultimi scorsi che hanno segnato la cronaca internazionale, punteggiata da guerre, tragedie umanitarie, e da due “macrofenomeni” quali i dazi e la messa in discussione dell’Europa.

Poi c’è la creazione di un neologismo il “presentismo”, che rischia di aumentare la confusione degli ISMI che ci attanagliano ovunque, e la questione interessantissima, se il populismo non sia altro che “destra, la peggiore destra”.

Ci si aspetterebbe un approfondimento su questo tema centrale per capire i fenomeni politico sociali che hanno prodotto in tutto il mondo fenomeni che definiamo per comodità populistici, ma sui quali ancora manca una teoria analitica definita ed incontrovertibile.

Invece resta la battuta come tale e ci vuol poco a dimostrare che il Movimento 5 Stelle poco vi si adatta, pur conservando e praticando tutti i crismi del populismo.

Altro interessantissimo spunto è che la sinistra non ha capito la “gigantesca riorganizzazione della intera struttura sociale” intervenuta in questi anni; anche qui ci attendeva una qualche indicazione, ipotesi, congettura, una novità di analisi che desse spunti politici operativi; invece la solita precarietà del lavoro, la forbice sociale che si allarga, l’insicurezza diffusa in una società orizzontale che presuppone una verticalizzazione (Renzi docet!).

Certo Sylos Labini negli anni sessanta aveva analizzato con il suo saggio “Le classi sociali in Italia”, un paese in trasformazione tumultuosa e ribellistica ed offerto alle sinistre di allora di che discutere e documentarsi; ciò non si può pretendere da Veltroni, ma almeno cisi aspettava indicazioni sui ceti, le culture, i movimenti di riferimento, che non dipendono dai capricci della storia, ma da precise scelte politiche, che il PD ha fatto sinora sbagliando.

Continuare ad auspicare gli Stati Uniti d’Europa, senza denunciarne le contraddizioni non si fa cosa utile; dire della vittoria di Trump: “Perché la sinistra o accende un sogno o non è. Perché la sinistra o è popolo o non è”. Non puoi parlarci di sogni, devi farci sognare!!
La – sinistra o è popolo o non è – ??? ; scusatemi, ma che c’è di più populistico?

C’è poi una chicca impensabile, quando Veltroni attribuisce il termine Rottamazione a Silvio Berlusconi; concesso che l’abbia coniata prima il Cav, ( la prima fu quella di Visco) quando si parla di Rottamazione non può che venire in mente Matteo Renzi, di cui si tace anche nella chiosa sul PD, ma che resta per esso un problema serio da affrontare di petto in ogni caso, sia che si consideri una risorsa o una minaccia; invece niente, guai a esporsi !

Il PD è’ il suo progetto, ne difende l’orizzontalità, la vocazione maggioritaria, le primarie e ne descrive una palingenesi talmente astratta da evitare la pur minima nuova idea sul da farsi, la pur minima proposta spendibile da subito; invece chiosa:: “Il PD deve apparire un luogo aperto, plurale, fondato sui valori e non sul potere (sic!) Bisogna inventare una forma originale di movimento politico del nuovo millennio”.

Ma va?? E ci volevano due pagine per queste, scusate lo sfogo, banalità in mediocre politichese?

Ma forse le ultime righe sono rivelatrici: “Nessuno perda tempo a strologare sulla ragione di questo scritto. E’ solo amore per la propria comunità e per il proprio Paese. Tutto qui.”
Una volta si diceva – Excusatio non petita, accusatio manifesta !

Francesco Chiucchiurlotto

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