Stavo nel mio studio leggendo, quando sento suonare il campanello del cancello d’ingresso, mi affaccio e dico ad alta voce: “Chi è??”.

Una voce mi risponde: “Francesco, Francesco…”

Esco nel giardino, scopro il vialetto e vedo una persona con un borsone ripieno di confezioni e tessuti che continua con una cordialità eccessiva a chiamarmi Francesco, nome che evidentemente aveva letto sul campanello.

Mi aspettavo qualche amico o conoscente, visto che mi chiamava per nome, e mi trovo un ambulante di colore che mi propone la sua mercanzia.

Spiego che non mi serve niente, forse in modo brusco, e rientro.

Poi con il senso di rimorso che la nostra cultura cristiano-cattolica induce in chi non aiuta il prossimo, ed anche con la preoccupazione di chi sente turbata la propria intimità (privacy) domestica, torno indietro e vedo che non si è mosso, anzi sembra armeggiare sulla plafoniera del campanello.

Gli parlo di nuovo, spiego con la gentilezza di cui sono capace, che non mi occorre niente, che ho da fare e che la prossima volta se capita, comprerò qualcosa: se ne va, ma per un po’ non sono tranquillo come ero prima del driiin!

Questa inezia di episodio mi porta a delle riflessioni che amplificate a fenomeni epocali come quelli delle migrazioni, di cui milioni di noi Italiani sono stati protagonisti; del commercio ambulante, che abbiamo praticato come italiani per primi in tutta Europa come “magliari”; dell’arte di arrangiarsi che sconfina talvolta nell’illecito pur fantasioso, mi portano a chiedere alla mia parte politica, di sinistra, una elaborazione soddisfacente.

Manca una teorizzazione che assimili diritti e doveri di tutti, noi residenti compresi, e che dia un senso compiuto a ciò che occupa in modo palesemente esagerato i media e che determina le fortune politiche di chi utilizza la percezione di pericolo o di disagio (come nell’episodio narrato), che semplificando chiamiamo populismo.

Manca una seria programmazione di accessi di nuovi cittadini da integrare come italiani, di cui abbiamo un bisogno disperato (vedi SCOOP di questa rubrica), e che potrebbero risolverci problemi essenziali come l’equilibrio pensionistico e scolastico, la tenuta dei consumi e dei lavori marginali, l’incremento demografico ed economico.

Questo è il compito precipuo, specifico, proprio della sinistra; questo è il terreno in cui trascinare i gialloverdi che campano sulla rendita dei social media e della percezione indotta; questo è il futuro di una nazione moderna, democratica, inclusiva e prospera.

Invece? Ancora un certo Luca Lotti fa da prototipo dell’Homo Democraticus imperante, di renziana ed originaria memoria, rimestando nello sterco dell’ultimo scandalo CSM, per sistemare le proprie pendenze giudiziarie ed i propri interessi venali, autosospendensi per finta e convocando la propria corrente, in spregio alla comune intelligenza, silurando a bassa profondità ogni pur buona intenzione del nuovo corso Zing.

E’ una lotta che deve ancora cominciare nel PD: quella di una vera, implacabile ed indispensabile rottamazione.

Francesco Chiucchiurlotto

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