Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Tempo fa riflettendo sul “latinorum e sull’inglesorum” con cui i media infestano la lingua italiana quando si tratta di argomenti scabrosi sui quali tenere a bada l’opinione pubblica, e analizzando IUS SOLI, (diritto del suolo) ho pensato che un significato corretto potrebbe anche essere:“Diritto al Sole”, essendo in latino il Sole = Sol che al dativo, che risponde alla domanda “A chi a che cosa?” fa Soli; quindi ius = diritto; soli = al sole.

Mentre il diritto al sole è innegabile e facile da praticare, l’altro, la cittadinanza come diritto per chi nasce in un suolo, cioè nel territorio di uno stato, è all’ordine del giorno della nostra politica ed è diventato una bandiera della sinistra italiana; con ragione?

Temo di no, anzi questa presa di posizione è al contempo spia della crisi irreversibile che sta colpendo la sinistra in Italia ma anche altrove e concausa dell’acuirsi di essa.

Affonda nelle origini dell’umanità la sacralità che ispirava l’ospite, lo straniero; la spontaneità accurata con la quale li si accoglieva; l’orgoglio personale che ne derivava nel farlo al meglio: dal cesto di Mosè che galleggia sul Nilo, sino al trono del Faraone; dal periplo di Ulisse nelle terre allora conosciute sino alle corti di re e regine; dall’approdo di Enea sulle coste laziali, alla fondazione di Roma; dai lunghissimi viaggi di Marco Polo, sino alla reggia del Celeste Impero; dalla campagna di Assisi di San Francesco, sino alla Gerusalemme del Sultano; e si potrebbe proseguire all’infinito, sino ai giorni d’oggi.

L’ospite straniero era portatore del nuovo, del curioso, dell’ utile, perchè in fondo arricchiva la cultura ospite, immetteva elementi dialettici, portava percezioni e punti di vista innovativi, in una parola, recava con se la propria identità; ma non in modo minaccioso, perché non dimentichiamolo, hospes-ospite ha la stessa radice di hostis-nemico, e qualche ragione ci sarà all’origine questo lemma.

Credo che la globalizzazione di questo ventennio ed i recenti flussi migratori da interi continenti, costituiscano eventi epocali che produrranno epocali mutazioni, non tutte positive, per affrontare le quali non ci servirà l’omologazione culturale e sociopolitica che viene dietro quella economica ormai vincente, ma ci servirà “conservare” la nostra identità culturale e sociopolitica; non in modo gretto ed oscurantista, ma in modo intelligente, si.

Allora se chiunque nasce in Italia diviene cittadino italiano in modo sempre più facile e diffuso come se la cittadinanza fosse mera burocrazia, aiuta la prima o la seconda ipotesi?

Siamo sicuri di avere un patrimonio identitario così saldo e ingente da poterlo distribuire a chiunque, che anche seguendo certe regole e condizioni, ce lo chieda?

E’ giusto riempire un essere umano, come il migrante, di nozioni, gusti, attitudini, lingua, logiche, frutto di millenni di storia e di condivisione, come fosse un sacco vuoto che una volta riempito diverrà cittadino tra gli altri? E la sua identità che per mille fili egli conserva?

Possiamo permetterci di perdere tratti della nostra indispensabile identità, già così fragile ed incerta tra spopolamento ed omologazione globalizzante?

Tutte domande che presuppongono approfondimento, dialogo, prudenza e non certo le rivendicazioni di sapore elettoralistico che una certa sinistra in crisi ed in cerca di anima e di futuro, accampa.

Almeno sommessamente mi permetto di sostenere.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 119)

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