Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Gira che ti rigira lì bisogna tornare, alla nostra Costituzione; non siamo come gli inglesi con il loro common law, il diritto comune formatosi in secoli di autogoverno e di politiche imperiali che lascia ampi margini di manovra ad un sistema istituzionale uniformato a regole dettate dalla tradizione, piuttosto che da norme, tant’è che non hanno una Costituzione come noi la intendiamo.

Non siamo neanche francesi che in secoli di Repubblica hanno sviluppato un sentimento nazionale che li rende uniti e disciplinati nei confronti dello Stato, che c’è, conta, si autopromuove con efficienza e prestigio.

Non siamo neanche spagnoli o tedeschi, che attraverso l’unificazione di regni o principati hanno sviluppato ordinamenti omogenei e stabili che hanno retto anche a spinte autonomistiche come per la catalogna o processi complicati e rischiosi come per la riunificazione tedesca.

Siamo Italiani, cioè uniti dal 1861 o meglio dal 1918 ed ancora abbiamo bisogno di una referenza scritta per orientarci, una sorta di Bibbia (libro) che conservi i principi di una Patria, di una Repubblica, di un Popolo.

E’ trascorso senza grande risalto il settantesimo anniversario dell’approvazione (22 dicembre 1947) e della promulgazione (27 dicembre 1947) della nostra Costituzione, anche perché il governo in carica, formato in gran parte dei suoi membri dal precedente, aveva voluto cambiarla profondamente, per meglio dire, stravolgerla.

E’ un bene per tutti che ciò non sia avvenuto e se nella XVIII legislatura si deciderà di porre mano ad una sua riforma, lo si faccia nella maniera più seria e autorevole che sia possibile, cioè attraverso una Costituente eletta in modo proporzionale, come avvenne 70 anni fa.

Ci saranno delle cose da fare subito: rimettere a posto le norme che sono state sconquassate applicando la riforma Renzi/Boschi prima della sua approvazione.

Ciò imporrà una profonda revisione della legge Del Rio circa le Province che debbono tornare ad essere enti di coordinamento e di funzioni e servizi d’ area vasta, con organi eletti a scrutinio universale con riserva elettorale per i componenti dei Consigli Comunali, in modo da fare delle Province anche la Casa dei Comuni,

Un’altra doverosa e profonda revisione deve riguardare le Città Metropolitane: intanto considerandole a sé stanti, distinte dalle Province, che conservano una posizione univoca nell’art.114 della Costituzione, e quindi con compiti e funzioni peculiari non sovrapponibili o confondibili; poi ridurre il numero Delle Città Metropolitane a Milano, Roma , Napoli, le uniche che per dimensioni, struttura, interland hanno senso, ruolo, prospettiva.

La ridicola ripartizione a 14, con un Manuale Cencelli applicato al territorio non può che portare spreco e disequilibrio.

Stranamente di tutto ciò non si parla nella perenne campagna elettorale iniziata il 12.04.2016 con l’approvazione della riforma e l’indizione del Referendum; che ci siano stati dei cedimenti e compiacenze da parte del mondo baronalgiuridico, associativo (ANCI), ed anche giudiziario,(Sentenza n°50/16 della Corte Costituzionale), può anche essere concepibile; meno comprensibile il silenzio degli oppositori al governo e del Fronte del No di allora ed oggi silenti.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 127)

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