Francesco Storace è stato Presidente della Regione Lazio dal 2000 al 2005; vinse le elezioni regionali con un milione e mezzo di voti consolidando quell’alternanza tra i Presidenti di centro destra e centrosinistra avvenuta sin dal 1970 con l’istituzione elettorale delle Regioni, che solo Nicola Zingaretti ha interrotto confermandosi per il secondo mandato.

Le elezioni regionali del 2005 furono contesissime: gli si candidò contro Piero Marrazzo con a fianco, famosi allora i manifesti 4 X 6, Walter Veltroni Sindaco di Roma ed Enrico Gasbarra Presidente della Provincia di Roma.

Storace era all’apice della sua notorietà: sia come politico di Alleanza Nazionale, “Colonnello” di Fini, sia per la sua prova amministrativa in Regione molto apprezzata dai cattolici, dagli enti locali, dalla destra con l’istituzione del giorno della memoria per le foibe istriane ed anche per il carattere mediatico conferito al suo personaggio: popolare e popolano, decisionista e nostalgico al punto giusto e con una dotazione di mezzi da campagna elettorale inusitata.
Eppure fu sconfitto.

Parlando con l’esperto di comunicazione che collaborava con Ancilazio per dare lezioni ai Sindaci, appresi una interessante teoria che poi ho chiamato “La curva di Storace”.

In sintesi se sull’asse cartesiano delle ascisse poniamo lo scorrere del tempo, con un occhio alla data fatidica delle elezioni; e su quello delle ordinate l’immissione mediatica fatta da spot, manifesti, brochures, iniziative sociali, porchettate, volantinaggi ecc., non accade che si formi una bisettrice dritta che più si innalza se più quell’immissione mediatica cresce.

Abbiamo invece una curva che raggiunto il suo apice tende ad abbassarsi indifferente al denaro ed agli sforzi mediatici ancora profusi; cioè può accadere che tale apice non corrisponda al giorno delle elezioni e se vi ci si arriva qualche settimana prima, il calo del consenso può essere esiziale, come appunto accadde quel 2 maggio 2005.

Se applichiamo la Curva di Storace a Matteo Salvini, possiamo notare che la sua immissione mediatica, pervasiva, incalzante, pluriquotidiana, ha dato dei risultati straordinari, che lo hanno portato a raddoppiare il consenso nei sondaggi, che sempre più sofisticati si avvicinano molto al voto poi ottenuto.

Se osserviamo sull’asse delle ascisse che il giorno delle elezioni non è proprio imminente, mi pare ragionevole supporre che la curva del consenso, oggi una semiretta rigida, comincerà a flettere ed abbassarsi ed è probabile che se l’avversario, il Piero Marrazzo di oggi, saprà incrinarne l’immagine o proporne una validamente nuova ed alternativa, il risultato delle elezioni non sarà così scontato.

La Curva di Storace ha funzionato in modo molto evidente con Matteo Renzi, con la sua campagna referendaria iniziata mesi prima del voto e logoratasi nel tempo in termini di immagine e di argomenti, sino a produrre antipatia, boriosa e prepotente degna di un NO.
Il maestro delle campagne elettorale resta Silvio Berlusconi; la sua esposizione mediatica si interrompeva ogni tanto per giorni; addirittura spariva, in modo da far digerire il messaggio e farne tornare l’appetito in un elettorato in devota attesa del colpo di scena che immancabilmente arrivava: il prendellino, l’abolizione dell’ICI, Putin, i nuovi capelli ecc.

Sarà interessante notare, tornando a Salvini, quando si avvertiranno le prime flessioni della sua Curva di Storace.

Francesco Chiucchiurlotto