Uno degli slogan più fortunati del 1968 e dintorni è stato quello della fantasia al potere: era scritto sui muri e concludeva spesso i volantini di mobilitazione nelle università e nelle fabbriche.

“La fantasia al potere” esprimeva la voglia di rompere gli schemi dominanti, sia della propria vita individuale cadenzata dalle 3 M, nell’ordine:  – Mestiere – Macchina – Moglie, da sostituire con le più “fantasiose” opzioni – Marx – Mao – Marcuse, e di sperimentare nuove forme di democrazia diretta, assembleare, magmatica, divertente.

Incredibilmente cinquant’anni dopo, prima col Contratto di governo, oggi con le Linee di indirizzo programmatico, quell’aspirazione, almeno nei termini di varietà, variabilità, evanescenza, si è concretizzata.

Non solo, nella sua ultima versione, questa di Conte-Di Maio-Zingaretti, ha addirittura riscosso l’appoggio dell’establishment globale: l’Europa, il Papa, Trump, la BCE, ed operato il miracolo (la politica è veramente l’arte del possibile) di resuscitare un partito come il PD sull’orlo di un collasso scissionistico ed un movimento, il M5S, sull’orlo di una crisi di identità e consenso apparentemente inarrestabile.

Si obiettano le peggio cose per questa ulteriore manifestazione di fantasiosa giravolta di alleanze e prospettive intestata a Conte; una su tutte chiama in gioco la nostra democrazia, colpita e vilipesa da vulnera istituzionali, allontanata per squallido poltronificio dal voto popolare, unico legittimato ad interpretarla.

Comunque la si pensi, ed io non condivido affatto le suesposte analisi, si sente eccome la mancanza di una referenza costituzionale chiara e le ragioni sono la mancata attuazione dell’ Articolo 49. – Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. –

Cosa sia un partito, come debba funzionare e cosa sia il loro metodo democratico, dovevano essere oggetto di normazione già all’indomani dell’approvazione della Costituzione, ma nessuno volle metterci mano per le motivazioni più varie, la principale delle quali era ed è avere le mani libere fuori, ma in particolare dentro i partiti e le formazioni politiche che si contendono il potere.

Famosa la proposta Sturzo, in tempi recenti quella Sposetti, ai tempi del governo Renzi quella Richetti; ma guarda caso né nei 29 punti del Contratto di governo, né nei 26 punti delle attuali linee d’indirizzo, si fa cenno all’art.49 della Costituzione.

Quindi va bene tutto, anche la Piattaforma Rousseau, che per determinare la linea di una formazione politica vale quanto un Centralismo Democratico che coinvolge un Comitato centrale di qualche centinaio di persone, un Caminetto, che ne raccoglie una dozzina, o un Capitano o un Unto del Signore, che fanno da soli.

Ma a proposito di slogan non dimentichiamoci “ La mucca in corridoio” di bersaniana memoria, che egli ha da poco aggiornato con la metafora del’ ”boomerang” in caso di rapido deterioramento dell’alleanza giallo rossa; c’è da ricordare, già che ci siamo, anche l’altro famoso slogan del ’77 studentesco, di origini però anarchiche (Michail Bakunin): “Una risata vi seppellirà!”; nel nostro caso ci sarà poco da ridere !

 

Francesco Chiucchiurlotto

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